Il 30 settembre presenteremo il nostro libro a Valdagno (VI), ore 20.30 a Palazzo Festari. Introduce Luca Romano di Local Area Network e responsabile della tascabilissima rivista “Microimpresa” della CGIA di Mestre. Per altre info potete seguire anche il sito Guanxinet e il suo canale Twitter @guanxinet. Ci sei?

Presentazione "Vita da Freelance"

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Eccellere Business CommunityL’intervista concessa a Eccellere Business Community a firma di Nicolò Occhipinti. La riporto per intero ringraziando Eccellere che l’ha diffusa con licenza Creative Commons.

 

Vita da freelance: i lavoratori della conoscenza e il loro futuro
Chi sono i lavoratori professionali e autonomi oggi e in quali condizioni psicologiche lavorano nell’attuale contesto di mercato? Ne abbiamo parlato con Dario Banfi, autore del libro “Vita da freelance”.

 di Nicolò Occhipinti

dario banfi
Dario Banfi,
giornalista e consulente in comunicazione, autore del volume “Vita da freelance”

Hanno un’età  media di 32 anni, cercano maggiore flessibilità , controllo sui propri progetti e creatività , possibilità  di lavorare da casa. Fanno ampio uso delle tecnologie e dei servizi web oggi disponibili per operare e per promuovere la propria attività  (soprattutto social network, Google Docs, Dropbox e Skype). Il 40% di loro ha difficoltà  a farsi pagare dai propri clienti, ma nonostante ciò solo l’8,1% vorrebbe tornare a un impiego full time alle dipendenze di un’azienda. Sono le caratteristiche principali dei lavoratori del futuro, i freelance, secondo le statistiche 2010 elaborate dalla Freelancers Union – la più grande associazione al mondo di lavoratori indipendenti.
Il loro numero sta crescendo velocemente anche in Italia. Devono tuttavia far fronte a una concorrenza sempre più agguerrita e soffrono la mancanza di strumenti legislativi, professionali e contrattuali aggiornati, ma anche di adeguate politiche di welfare. I lavoratori indipendenti vogliono un riconoscimento del loro ruolo nell’economia della conoscenza, come ha spiegato a Eccellere Dario Banfi, autore, insieme a Sergio Bologna, del volume “Vita da freelance” (Feltrinelli, 2011).

Nel suo ultimo libro descrive i profondi cambiamenti che ha subìto il lavoro autonomo nell’economia della conoscenza. Ci traccia l’identikit del freelance di oggi?

àˆ un cittadino-lavoratore che svolge la propria attività  in autonomia nell’ambito del lavoro cognitivo, creativo e professionale, al quale si richiedono conoscenze complesse, capacità  personali e relazionali, oltre a un sapere “di frontiera” sempre aggiornato, spesso tacito ed eterogeneo. àˆ un mercenario, un battitore libero che ha un’etica del lavoro sua propria e grande desiderio di libertà . Spesso si usa il termine “consulenti esterni” per rimarcare la separazione dall’impresa. Oggi questi margini sono più labili e molto cambiati. Il loro apporto all’economia della conoscenza e all’impresa aperta attraversa l’universo dei beni immateriali senza confini geografici, in mercati pubblici e privati, nella “vita reale” ma anche e sempre di più sul Web, al punto che le nuove leve di freelance iniziano dalle nuove tecnologie, utilizzando Internet come fulcro intorno al quale creare fin da subito opportunità  o calcolare rischi e soluzioni.
  
Quali differenze esistono tra i freelance in Italia e in altre parti del mondo, ad es. in USA?

I freelance italiani si devono confrontare da una parte con una cultura del professionalismo che tende a delimitare i campi delle professioni e del sapere; dall’altra vivono un profondo distacco con il mondo del lavoro dipendente sotto il profilo delle tutele e del riconoscimento sociale. Diverso è per la cultura anglosassone, più aperta verso il lavoratore freelance, e abituata a considerare la mobilità  lavorativa una tappa dei percorsi professionali più che un’anomalia che riporta nel segmento degli atipici. I freelance nostrani sono meno visibili, più isolati.Continua a leggere

Forse non è chiaro a tutti che cosa sia stato infilato in manovra economica di agosto sotto la voce “Misure a sostegno dell’occupazione”. A fianco dell’interessante ritocco degli stage e dell’estensione dell’uso dei fondi interprofessionali per la formazione a lavoratori con contratto a progetto o apprendisti (a quando l’estensione tout court ai “lavoratori”?), che considero passi avanti, c’è questa cosa che non saprei bene come definire se non un “porcellum sfracellum”, una bomba a frammentazione nel diritto del lavoro. Bersani l’ha definita “balcanizzazione”, la Camusso ha minacciato per questo articolo vertenze azienda per azienda, visto che ha tutta l’aria di portare un po’ di stile marchionne in ogni angolo del Paese. E’ l’articolo 8 della Manovra, che vi riporto per intero:

Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimita’

1. I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale ovvero dalle rappresentanze sindacali operanti in azienda possono realizzare specifiche intese finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualita’ dei contratti di lavoro, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitivita’ e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attivita’.

2. Le specifiche intese di cui al comma 1 possono riguardare la regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione incluse quelle relative: a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie; b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale; c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarieta’ negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro; d) alla disciplina dell’orario di lavoro; e) alle modalita’ di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio.

3. Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unita’ produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori.

Le tre novità  più rilevanti sono a mio avviso: 1) la deroga sistematica al modello di contratto nazionale, con l’approvazione dei risultati delle relazioni industriali tramite referendum interni e locali; 2) l’introduzione di possibili variazioni sui sistemi di licenziamento e per quanto mi riguarda da più vicino; 3) la possibilità  che siano le “associazioni comparativamente più rappresentative”  a determinare in quale modo dovranno essere regolati i rapporti tra imprese e Partite IVA. Ora questa ultima questione è davvero fuori da ogni logica e sottointende la pericolissima ipotesi che il lavoro autonomo possa essere sussunto sotto la contrattazione collettiva come se si trattasse di una modalità  diversa, da regolare appunto, ma pur sempre di lavoro subordinato (e per di più, per molti, a basso costo e basso rischio, perché facilmente “licenziabile”), quando, invece, le uniche norme che forse andrebbero introdotte riguardano la definizione di lavoro autonomo, i tempi di pagamento e poco altro. E’ al contrario sul fronte del Welfare universalistico, non nella contrattazione di prossimità , che servono le misure più urgenti per i freelance.