Aiuto, mi è sparito il “posto fisso”

Servizio di Dario Banfi sul "Posto fisso"

Un mio approfondimento pubblicato sul Corriere delle Comunicazioni (n.15/2011 pagg. 20-21) dedicato agli uffici mobili, open space e Campus dove i knowledge worker non hanno più una scrivania assegnata, ma grazie alle tecnologie wireless, dispositivi mobili ecc. riescono a lavorare ovunque, da casa o all’interno di spazi di lavoro di nuova concezione. Cisco, Microsoft e altri casi, con dati di due ricerche sull’argomento. In coda al Paginone (scaricabile per intero qui in formato .PDF) c’è anche un’intervista a Federico Butera » Continua…

Il costo del freelance: lo paghi 100 incassa 50

Una lezione da far visionare a chi sta in azienda e stipula contratti ai consulenti e a tutte quelle persone che appena vedono l’importo di una fattura rizzano i capelli in testa, pensando che gli importi lordi di una freelance abbiano qualche cosa a che fare con lo stipendio di un lavoratore. Eccovi la riprova che non c’entrano nulla, e che solitamente quando si offre 100 a un freelance questo ne intasca mediamente 50 e NON SONO COMPRESI: l’ammortamento dei costi, ferie, TFR, malattia, infortunio, congedi parentali, pensione (possiamo dire così visto che anche se paghiamo non l’avremo), riposo settimanale, profitti, assicurazioni di alcun genere, quote di iscrizione al sindacato e altre minuzie.


Video tratto dalla puntata di “Cominciamo bene” (RAI 3 h.10.30) del 31 agosto dal titolo “IVA, una partita difficile”.

Dettati europei, zerbini e la fantasia dei barzellettieri

Era già abbastanza chiaro in quale stato agonizzante versasse la nostra politica del lavoro, ma con la pubblicazione della lettera che Trichet e Draghi hanno indirizzato al Governo il 5 di agosto ora risulta ancor più evidente di quale sacco fosse la farina contenuta nelle poche e confuse azioni di riforma contenute nella Manovra finanziaria in materia di lavoro. Chi non riconosce in queste parole l’abbozzo di riforma delle professioni (stralcio del DL 138/2011 in .PDF in download) o il contenuto dell’Articolo 8?

[…] a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi. 

Badate bene: il punto c) è stato introdotto in qualche modo nell’articolo 8 della manovra, ma soltanto nella prima parte (tralasciando quella che ho evidenziato in neretto).

Come già avvenuto con la Legge Biagi e tutte le successive revisioni del diritto del lavoro da parte dei governi di destra che si sono succeduti negli ultimi 15 anni si è messo mano soltanto alla pars destruens, abbandonando la strada della riforma degli ammortizzatori o, come propongono Pietro Ichino e altri da anni, di introdurre sistemi di compensazione in carico al datore di lavoro per assicurare (in senso letterale, non metaforico) la perdita del lavoro, magari sfruttando l’occasione per rivedere la paltea dei beneficiari delle politiche di sostegno al reddito.

E invece no, da queste parti si pensa soltanto a frantumare, lasciando la ricomposizione e le macerie al mercato. In altre parole Trichet ha voluto spingere con forza il modello europeo in casa nostra, ma il nostro coraggioso ministro e il Governo hanno pensato bene di stendere lo zerbino soltanto sui percorsi in uscita dal mercato, senza aprire nuove porte, immaginare nuove politiche di sostegno per il lavoratore nelle sue fasi di transizione.

Non è mancanza di tempo o di fantasia, questa ce l’ha eccome chi sa spiegare il contenuto di Legge con barzellette sulle suore. Dopo anni si può dire che sia una scelta consapevole e certamente infausta, che non sembra dare fastidio neppure al sindacato, votato oramai a manovrare crisi di chi gli ammortizzatori li ha. Queste omissioni le pagheranno negli anni a venire i giovani, le donne, i freelance, i soggetti più deboli e tutti i nuovi disoccupati.

Lavoro, avanza la generazione hi-tech

Chi sono i MillennialsIl mio articolo di oggi dedicato ai Millennials, pubblicato su Avvenire (Pag. 24) qui in .PDF “Lavoro, avanza la generazione hi-tech“: dati dalla ricerca “Le aziende italiane e i Millennials. Sfide e opportunità” realizzata da NetConsulting/CA Technologies e interviste ad Annamaria Di Ruscio (NetConsulting) e Fabrizio Tittarelli (CA Technologies).

La fine del posto fisso, quello fatto di scrivania, carta e penne

Non pubblicati, ma piuttosto interessanti alcuni dati sui Millennials, in particolare questo, che riguarda l’importanza attribuita alla presenza fisica sul luogo di lavoro. Quasi la metà (e in particolare gli ingegneri) si disinteressa del “posto fisso” nel senso logistico del termine.

Millennials e posto fisso

La differenza rispetto a chi sta già in azienda

Si scopre anche, leggendo tra le righe della ricerca, che i Millennials hanno delle interessanti carte da spendere in azienda, visto che a differenza dei colletti bianchi e attempati clerks che ci vivono da tempo, sono più rapidi con le tecnologie (ovvio, no?), ma anche più disponibili verso il cambiamento e al lavoro flessibile.

Sì, ok, questi sono indisciplinati, anarchici, passano un sacco di tempo su Facebook, Skype e YouTube, però sanno usare il Web come nessun altro. Ora io mi chiedo, che cosa aspettano le imprese a portarseli in casa? Classica paura di farsi mangiare la pappa in testa dall’ultimo pivello o forse non si sa esattamente che cosa fargli fare, visto che il Web per qualche imprenditore è ancora un illustre sconosciuto? Fiducia è la parola magica. Serve più fiducia nelle nuove leve da parte delle imprese. 

Millennials - La differenza con i clerks

Ci vediamo a Valdagno?

Il 30 settembre presenteremo il nostro libro a Valdagno (VI), ore 20.30 a Palazzo Festari. Introduce Luca Romano di Local Area Network e responsabile della tascabilissima rivista “Microimpresa” della CGIA di Mestre. Per altre info potete seguire anche il sito Guanxinet e il suo canale Twitter @guanxinet. Ci sei?

Presentazione "Vita da Freelance"

Scarica il programma/invito completo.

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