PostHeaderIcon E se Internet pubblico si occupasse di lavoro?

Ho letto con interesse l’editoriale di ieri di JOB 24 a firma di Walter Passerini “E se la TV pubblica si occupasse di lavoro?” (file PDF, 800 Kb). Tema forte, non privo di risvolti politici. In molti ricorderanno la vicenda di Okkupati, prima stagione, che venne cassato nonostante facesse 3 milioni di spettatori a puntata. Per anni si parlò anche di un canale satellitare finanziato da una società per il lavoro (privata). Ma nulla è mai decollato. Arrivare oggi, con una proposta del genere, nel giorno in cui è stata annunciata la chiusura del canale RAI Utile, è piuttosto singolare. No?

Le difficoltà per approntare un’operazione del genere sono enormi visto il ricco piatto in cui vorrebbero certamente ficcarsi in molti: il tema del lavoro è uno di quelli che offre maggiori opportunità di strumentalizzazione politica, non va dimenticato. Figuriamoci poi che cosa accadrebbe con un canale intero su questo tema. Non un programma, ma un canale intero! Se è arrivato il moderato Pierluigi Battista, dieci giorni fa a dichiarare fasulla la dimensione “pubblica” del servizio RAI (file .PDF), dove potrebbe prendere corpo una similie iniziativa? Se già gli editori privati fanno fatica a lanciare dorsi settimanali, pressocché inesistenti nel panorama italiano, chi dovrebbe farsi carico di un’iniziativa del genere, nel mondo delle lottizzazioni pubbliche e delle cooptazioni televisive e giornalistiche?

Da sognatore quale sono, preferisco pensare a iniziative forti che nascono dal basso. Pubbliche, appunto. Dopo anni di legislazioni rapprezzate e un riformismo sempre incompleto, incomincio a convincermi che in attesa di un lontano riformismo radicale, la “programmazione partecipata” sia una delle poche vie praticabili per il medio termine e allo stesso modo – sul piano dell’informazione sul mercato del lavoro - sia necessario ripartire dalla voce dei cittadini. In altre parole? Avviare un aggregatore online, per esempio, che prenda contributi da YOU Tube [e non solo, ma anche di tipo testuale, dai blog], come questi (che ho scelto casualmente, per dimostrare l’eterogeneità dei materiali presenti in Rete): “Equilibri precari“; “Lavorare nel canton Ticino“; “Lavorare il ferro“; “Movimento in difesa del lavoro autonomo“; “Corteo del comitato dei lavoratori irregolari“ ecc.

Dategli un’occhiata. Non hanno un sapore più genuino, “verace” direbbero al Sud?

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