Farsi pagare come freelance

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Giovani e inesperti. Chi spiega a un freelance alle prime armi come fare un preventivo? Su JOB24 online oggi tratto la materia in maniera discorsiva in “Come farsi pagare il giusto? I metodi per quantificare il valore di tempo e talento“.

Qui, se interessa, lascio alcuni elementi più tecnici, su cui ragionare. In alcuni post precedenti abbiamo già analizzato come equiparare le ore di un professionista con quelle di un dipendente. Ora facciamo un passo avanti, per capire come determinare il valore dell’ora lavorata di un freelance secondo un metodo diffuso nel mondo anglosassone. (Ok, è soltanto per “ora lavorata”, abbiate pazienza, prossimamente tratterò anche progetti, forfait, revenue sharing o valutazioni generali di budget dei clienti)

Il suggerimento viene da un post di HTML.it e dal sito HOW Design. Lo schema da cui prendiamo il modello di calcolo è “What should I Charge?” (.PDF), liberamente scaricabile.

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COME FARE?

1) definire a priori quale reddito si desidera ottenere in un anno, al lordo delle tasse e dei contributi;

2) calcolare le ore (numero giorni x 8 h.) che si potranno dedicare allo svolgimento delle attività professionali [solo le ore di lavoro effettivo sui clienti]. Per questo calcolo occorre escludere tutte quelle giornate (o sommatorie di ore) che si presume di dover dedicare all’amministrazione del business: fatturazioni, pagamenti F24, viaggi, attività commerciali e di marketing, stesura offerte, formazione ecc. Solitamente questo occupa il 40% del proprio tempo, ma dovete fare voi un’analisi più accurata. Togliete poi ferie e malattia (circa 22 giorni all’anno). La media delle ore lavorative spendibili sui clienti, lavorando 8 ore al giorno, sarà, usando questi valori, di circa 1.142 h. in un anno [Cfr. What should I Charge? per dettagli];

3) suddividere il reddito lordo al punto 1) per le il numero di ore lavorative ottenute: 1.142 h. in un anno (punto 2). Si ottiene un valore corrispondente al COSTO ORARIO LORDO;

4) per recuperare spese e puntare a qualche piccolo profitto, occorre poi aggiungere valori che ammortizzino: a) i costi di gestione (i cosiddetti overhead*); b) i profitti desiderati. Calcolando le percentuali di a) e b) rispetto al reddito lordo si ricalcola il costo orario applicando queste percentuali di sovrapprezzo.

* Per calcolare gli hoverhead si devono sommare tutte le spese annue non rimborsate dai clienti: costo del commercialista, abbonamenti, acquisti di tecnologia ecc.

Ciò che si ottiene al termine del punto 4) è il costo orario finale per il cliente.

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LO SCHEMA SEMPLIFICATO
Un esempio

Reddito Lordo Annuo: 50.000 Euro
Ore lavorative all’anno: 2.080 h. – Togliendo ferie e malattia: 1.904 h.
Tempo speso per gestire il business: 40%
Ore effettive che si possono dedicare ai clienti: (= 60% di 1.904) = 1.142 h.
Costo orario lordo: 50.000/1.142 = 43,8 Euro/h.
Spese annuali (overhead) non rimborsate dai clienti: 25.000
Tasso degli overhead = [25.000/50.000*100] = 50%
Profitti attesi = 5.000 euro
Tasso dei profitti  = [5.000/50.000*100] = 10%
COSTO ORARIO FINALE AL CLIENTE = 43,8 Euro + 50% + 10% = 70 Euro

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Tutto chiaro?

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12 Commenti.

  1. Dario, sentivo il tuo utile intervento su quinta di copertina. E sono capitato di nuovo qui. conoscevo già questo post, e ho provato a definire le mie tariffe nel modo che tu consigli.

    Ho incontrato diversi problemi. In primis: sembrano sempre troppo alte! Se vado da un potenziale cliente (e mi è capitato anche con grandi multinazionali) e chiedo una cifra che mi permetta di vivere degnamente di quello che faccio, le risposte sono immancabilmente negative.

    Sembra sempre che chieda troppo. Ma se scendo con i prezzi, lavorare per me non è più conveniente.

    Questo per dire che concordo sul fatto che nel nostro tipo di lavoro la grande difficoltà sia quella di quotarsi. Ma anche che temo che nel lavoro invisibile che fa chi si relaziona con la conoscenza (io mi occupo di progettazione e interaction design) sia difficile fare passare il concetto che quello che facciamo ha una rilevanza economica. E allora ci si accontenta di poco. Ma non si riesce a vivere, al massimo si sopravvive.

  2. Federico grazie dellìintervento. Capisco e credo sia così per molti professionisti. Tecnicamente chiedere meno rispetto a quanto si è calcolato essere un onorario decente significa guadagnare meno, non c’è niente di male. Si lavora per un tozzo di pane, ma si mangia. Si fallisce soltanto quando le spese sono superiori ai ricavi, certamente :-)
    Credo però che ciascuno debba perseguire un processo di assestamento “verso l’alto” al quale non deve rinunciare. Vale per sé e aiuta l’intera categoria di lavoratori simili. Mi spiego: se inizialmente si accettano lavori a basso costo per riempire la bottiglia del tempo, quando questa è satura viene spontaneo accettare soltanto i lavori migliori. No? Tariffario individuale e reputazione vanno di pari passo e ci vuole tempo. Io mi sono posto almeno due regole in questo processo: 1) non tornare indietro nel mio tariffario, facendo dumping o cose strane, perché danneggerei tutti quelli che sono al mio stesso livello professionale: 2) alzare ogni anno le mie tariffe, almeno del costo della vita (inflazione). Certo poi ci sono quelli che se ne fottono di quanto si chiede, ovvio. Ma con questi referenti basta vendere X e fare X-qualcosa. Pian piano lo capiscono, vedrai, che il tempo e soprattutto le competenze non si regalano a nessuno.

  3. sic!
    Sono anch’io arrivato a questa fase della mia vita…a ben un’anno dalla pubblicazione dell’articolo!
    Devo ammettere di trovare quest’articolo molto utile ed interessante, anche se purtroppo un tantino impraticabile in questa fetente penisola…

  4. Stessi problemi per la nostra attività di grafici 3d…
    ho ricevuto le stesse risposte sul fatto dei prezzi, sembrano sempre troppo alti, probabilmente c’e’ molta ignoranza.Mai mi permetterei di dire che un lavoro costa troppo se io sono il primo a non saperlo fare: con che cognizione posso dire ad esempio che per riparare un danno alla mia auto il meccanico chiede troppo se prima almeno non mi informo sulle varie tariffe orarie, sulla tipologia del danno e su cosa di debba fare per ripararlo?C’è poi il fatto che spiegare come viene svolto il nostro lavoro di grafici 3d e di rendering è un impresa in un paese dove l’uso dei computers è ancora all’era della pietra fa il resto,quindi risulta anche difficile far capire al cliente quanto lavoro ci sia anche solo per riprodurre una scena di interni in modo decentemente realistico.
    Tanti saluti, forum molto interessante :) !!

  5. Grazie Andrea per il tuo punto di vista. In effetti un consulente ha anche questo difficile compito: spiegare il suo valore. E ci vuole tempo, pazienza e qualche sacrificio. Ma alla distanza la qualità trova sempre il giusto prezzo. Credo (spero).
    Complimenti per la grafica che hai sul tuo sito. Magnifica!!

  6. theimaginarytwin

    ciao a tutti….concordo con tutti voi….
    vi spiego la mia situazione:
    sono straniera e faccio la sarta da una vita, e ho trovato, arrivando a questo paese l’oportunita’ di lavorare nel settore ovviamente ad un livello di alta moda k io non conoscevo, e mi sono fatta e ancora adesso mi sto faccendo sfruttare ormai da 5 anni, all’inizio perche’ non avevo l’esperienza nell’alta moda mi pagavano 10 euro all’ora (sono artigiana, quindi alla fine mi rimanevano 5 euro si e no), poi in neanche due anni sono arrivata allo stesso livello delle altre sarte e chiedevo sempre un aumento ed il massimo k sono arrivata sono stati 16 euro, con l’aggravante k con la crisi ci hanno pratticamente costretto a diminuire 1 euro nella tariffa…. cerco disperatamente dell’atro da fare almeno part-time perche non vorrei abbandonare il mio lavoro k mi piace molto… e’ molto ingiusto!!!!!

  7. In questo momento è difficile farsi pagare dai clienti, figurarsi trovare nuovi clienti.
    Comunque il ragionamento lo condivido anche se non lo applico, dal momento che preferisco lavorare a progetto.
    Sapete qual’è invece un obiettivo molto importante? Farsi pagare fin da subito, fin dal 1° incontro/telefonata. E’ molto importante far capire al cliente che il ns tempo è prezioso quanto il suo e che non siamo disposti a sprecarlo in chiacchere.

  8. Ciao, volevo indicare un posto sul mio blog che riporta le stesse considerazioni viste in un ambito specifico (quello del web), inoltre tiene conto di altri valori e riporta anche un foglio Excel per semplificare il calcolo.
    Ve lo suggerisco: http://bit.ly/lkkD1U

    Grazie,ciao

  9. Sorry for writing in English. Just came from a meeting. The capo of the business suggested to give it a head start so we started pre designing his website for four houts. End of the day he asked if my hourly rate (ridiculously low) could not go down. He offers to pay me 25 € p/h. Then I should pay tax, pay insurance, pay rent petrol etc etc. Leaves me with nothing. After telling him, he says, hey welcome to Italy? The receptionist is paid 900 p/m, no wonder she s skinny. But meantime what to do? Is it like this?

  10. Sto considerando l’alternativa freelance ultimamente e trovo interessante questo articolo. Tuttavia, a mio parere, il calcolo dovrebbe partire dall’aspettativa di salario reale cioè già nettizzata da tasse e comprensiva dei profitti attesi. IL tutto si complica infatti quando di mezzo ci sono servizi prestati all’estero (come sarebbe nel mio caso)con tassazioni multiple che temo poi vadano ad invalidare l’assunzione di un reddito loro annuo in principio adeguato.
    Qualcuno mi sa consigliare libri o blog che permettano in modo semplice distimare una tariffa in caso di servizi prestati non in italia?
    SAluti

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