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Categoria: Atipici
Career directory e lavoro atipico
Segnalo agli affezionati delle guide cartacee due utili pubblicazioni appena uscite e distribuite gratuitamente a Milano. Sono per pubblici differenti: Job Advisor si trova nelle biblioteche rionali; Il lavoro atipico nei Centri pubblici per l’Impiego.

Mentre la prima presenta informazioni per l’orientmento al lavoro, una lista di 100 grandi aziende a cui spedire il CV e alcune indicazioni su Master e Corporate University, la seconda elenca le principali forme atipiche di lavoro (in somministrazione, Co.co.pro, Co.co.co e collaborazioni occasionali) precisando i termini contrattuali e i diritti/doveri dei lavoratori e dei datori di lavoro.
Non solo superbanche, la crisi dei professionisti
Ancora gli “invisibili” in prima pagina sul Corriere della Sera e questa volta esce allo scoperto anche il direttore Ferruccio de Bortoli che sottolinea il problema aperto e nuovamente trattato nell’approfondimento odierno di Dario Di Vico, al quale Humanitech.it dedica un monumento virtuale essendo uno dei pochissimi in Italia (Sole 24 Ore dove sei???) alle fasce più deboli del tessuto lavorativo italiano colpite economicamente dalla crisi proprio nella loro capacità di stare sul mercato. Sono gli invisibili, di cui il Corriere ha già parlato (Cfr. anche qui), che hanno un trait d’unione, anche se appartengono ad Albi diversi o sono senza alcun Ordine: sono senza Welfare e senza rappresentanze riconosciute!
Da leggere: “Ecco i piccoli senza Welfare che resistono” (.PDF oppure online) e l’editoriale di Ferruccio De Bortoli “Le buone ragioni degli indipendenti“. Così scrive il direttore:
“C’è una generazione di produttori che merita di essere ascoltata con attenzione. Sono le piccole imprese e i professionisti di questo Paese. L’architrave di passioni e competenze che regge alla base il sistema economico; la miriade di cellule sociali che innerva la comunità civile. Autonomi, indipendenti. Ma anche invisibili. E spesso trattati male. Se la ripresa è imminente, li vedrà in prima fila. Il rischio, però, è che molti, pur scorgendo nella loro attività segni di fiducia, alla fine del tunnel non ci arrivino nemmeno. Un milione di piccole imprese, dell’industria, del commercio e dell’artigianato e 300 mila professionisti sono in pericolo. àˆ urgente un segnale. Concreto. Bisogna cogliere gli umori di questa vitale generazione pro-pro ( produttori e professionisti); riconoscerne la dignità , la funzione sociale, l’insostituibile ruolo civico. [..] L’economia italiana non è fatta solo di grandi imprese e superbanche. Il piccolo non è un’anomalia, ma una risorsa. Purtroppo limitata. E fragile.”

