Archivio per la categoria ‘Giornalismo’

PostHeaderIcon Giornalisti freelance, è scontro col sindacato!

Credo che il mondo del giornalismo rappresenti un ambiente da studiare seriamente. Somma mirabilmente tutte le anomalie sistemiche italiane: vive di cooptazione; asservimento alla politica; sfruttamento del lavoro atipico; svuotamento delle professionalità; indifferenza verso seri percorsi di carriera e il talento; dumping sui prezzi per le prestazioni di lavoro autonomo; assenza di politiche di Welfare adeguate per i freelance e altro. Insomma un mercato che fa piuttosto schifo, asfittico e ipercompetitivo. Oltre a questo (se non bastasse) oggi somma un’ulteriore problema: lo scollamento serio e preoccupante del sindacato dal mondo del lavoro autonomo.

Invece di farsi i propri interessi, sarebbe opportuno che alla FNSI imparassero a leggere correttamente i fenomeni sociali e associativi. Si diano una mossa perché ciò che appare evidente è come il sindacato faccia oggi quadrato sul lavoro salariato, buttando a mare tutto il resto. E non bastano etichette a gruppetti regionali che mai si sono occupati del mondo freelance.

Ecco il Comunicato ufficiale e durissimo dell’Unione Sindacale dei Giornalisti Freelance in proposito:

 

I giornalisti freelance, iscritti alla FNSI, che si riconoscono nell’USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance), a fronte della creazione della Commissione Lavoro Autonomo voluta dalla Giunta della FNSI e approvata dal Consiglio Nazionale del 4 febbraio, ribadiscono la loro intenzione di continuare il lavoro fin qui intrapreso.

Continueranno a impegnarsi perché l’Organismo di Base dei Freelance sia riconosciuto e venga integralmente applicata la mozione del Congresso di Saint Vincent del 2004, ribadita con una raccomandazione al Congresso di Castellaneta del 2007, che impegnava la dirigenza della FNSI a vararlo.

I giornalisti dell’USGF si sentono traditi dall’arroganza di una dirigenza sindacale che non ha osato neppure mettere in discussione in Consiglio Nazionale la proposta dell’Organismo di Base né aprire un confronto. I consiglieri hanno votato contro l’Organismo di Base senza essere informati e ignorando i contenuti delle proposte dell’Unione Sindacale Giornalisti Freelance.

I giornalisti freelance (che producono oltre il 50% dell’informazione dei media in Italia) ritengono di non aver bisogno di un tutor come deciso dai dirigenti della FNSI.

Esigono invece un sostegno e una reale rappresentanza.

Unione Sindacale Giornalisti Freelance

PostHeaderIcon Giornalismo freelance, lo schiaffo del sindacato

La FNSI proprio non molla le poltrone. Da anni esistono organismi di rappresentanza del mondo freelance che hanno fatto tutto quanto serve per accreditarsi presso il sindacato unitario secondo le regole stesse del sindacato, ma dall’interno non li fanno entrare. Chi cerca un caso di studio sulla gerontocrazia, ecco servito. La vicenda, scandalosa, è raccontata sul sito USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance).

PostHeaderIcon L’impresa di trattare con le imprese

Freelance di tutto il Web unitevi! Martedì 17 si parla ancora delle difficoltà che abbiamo nelle relazioni con le imprese, ma sarà anche una buona occasione per incontrarci. La sala è già piuttosto affollata, ma ti teniamo un posto! L’ingresso è libero, ovviamente. Ci saranno le voci dei giornalisti freelance, dei creativi e dei professionisti autonomi.

L’occasione sono i seminari del Ciclo “Lavorare. A che prezzo?” promossi da ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato) e I-NETWORK (Indipendenti Network). Questa nuova puntata (qui la precedente) verte sull’importanza di trovare metodo, equilibrio e incisività nella contrattazione economica del lavoro intellettuale. Se vuoi portare la tua esperienza sei il benvenuto!

arnald_seminario

SEMINARIO

Negoziare contro Golia. L’uso proporzionato della forza nella contrattazione del lavoro autonomo.

Chi parla? GIANGUIDO SAVERI, art director indipendente; SIMONA FOSSATI, giornalista, USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance); ENRICA POLTRONIERI, consulente ed esperta di negoziazione, ACTA.

Quando. Martedì 17 novembre 2009, ore 18,15 – ingresso libero.  Dove: Sala Eff&Ci di Via Luisa Sanfelice 3, Milano.

Se siete giornalisti e vi serve un Press KIT (.PDF), eccovi accontentati. Per info, scrivetemi pure.

PostHeaderIcon Novità per giornalisti Co.co.co

Tutte le novità in questo documento dell’INPGI. Un click per il download del file .PDF.

Inpgi Cococo

PostHeaderIcon L’ultima data sul Diario

diario

L’ultimo numero sarà quello di dicembre. Chiude Diario, sob. Ne dà notizia Valentina Avon sul Barbiere della Sera. Lo sforzo fatto nel “dopo Deaglio” non è bastato.

Comunque, grazie!

PostHeaderIcon Come contratti il tuo lavoro autonomo?

Invito al Seminario FARSI PAGARE #2

Partecipa al Secondo Seminario sul tema “Farsi Pagare“. Ingresso libero! 
(Qui il precedente Evento, dal quale è nato il Paper “IL GIUSTO PREZZO, MODELLI PER IL LAVORO AUTONOMO“).

Leggi il Comunicato Stampa ufficiale sull’evento del 17 novembre 2009.
Queste le informazioni di sintesi:

  • I Relatori: GIANGUIDO SAVERI, art director indipendente; SIMONA FOSSATI, giornalista, USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance); ENRICA POLTRONIERI, consulente ed esperta di negoziazione, ACTA.
  • A che cosa serve: per orientare i lavoratori della conoscenza, i freelance e i consulenti indipendenti che operano sul mercato italiano, dove prevale spesso la forza delle imprese, a contrattare condizioni favorevoli e prezzi equi per le prestazioni professionali autonome.
  • Quando: martedì 17 novembre 2009, ore 18,15 – ingresso libero.
  • Dove: Sala Eff&Ci di Via Luisa Sanfelice 3, Milano – Potete raggiungere Eff&ci con: Passante ferroviario, fermata Porta Vittoria – Filobus 90/91,92,93 – Tram 12 – Autobus 66
  • Gli organizzatori del seminario: ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato) e I-NETWORK (Indipendenti Network)

Se sei un freelance (giornalista, art director ecc.), un consulente indipendente, un professionista autonomo ecc. partecipa! Sono seminari aperti, dove puoi anche intervenire liberamente dal pubblico, portando idee ed esperienze. 

Il mercato del lavoro autonomo è in difficoltà: cura i tuoi interessi, partecipa!!

PostHeaderIcon Lo specchio dei tempi

Che bei tempi, dal punto di vista dell’impegno morale di taluni giornalisti, e quale contributo di sincera commemorazione quello raccontato nell’articolo “Una rosa per papà, giornalista libero” pubblicato oggi dal Corriere della Sera a firma di Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi.

Così scrive del padre:

Le sue convinzioni circa i compiti del giornalista si concentrano nella massima: «Poter capire, voler spiegare»

Oggi, curiosamente, viviamo il problema opposto, quasi speculare, ovvero quello di “voler capire, poter spiegare“. Due compiti spesso impossibili, per la difficoltà di trovare uno spazio di lavoro e in questo poter esercitare una libera volontà.

PostHeaderIcon L’etica della retribuzione

Le modalità di pagamento di un lavoro dicono molto, anzi moltissimo dei committenti. Mostrano quale sia il livello di rispetto della professionalità messa a disposizione se non addirittura la conoscenza stessa di ciò che si va comprando.

È il caso di chi fa sapere ai suoi collaboratori che non accetterà fatture con IVA a esigibilità differità (mi sono stati segnalati almeno tre casi, finora) e che se dovesse vedere arrivare fatture del genere cambierà i suoi rapporti con il collaboratore (!!!) [dei veri animali, direi] oppure di chi neppure si cura di scrivere assolute fesserie negli annunci di lavoro.

Per esempio, perché un editore dovrebbe pagare un giornalista a provvigioni? Si veda questo capolavoro pubblicato da Manpower:

manpower_giornalista

PostHeaderIcon Nasce il primo sindacato italiano dei freelance

Verrà presentato giovedì 15 a Roma, in un incontro storico in cui si parlerà dell’USGF – Unione Sindacale dei Giornalisti Freelance. Parleranno Milena Gabanelli, Barbara Schiavulli, Simona Fossati.

PostHeaderIcon Quando si muove il Quinto Stato

Oggi ACTA – Associazione dei Consulenti del Terziario Avanzato [che supporto attivamente e tra breve ancora più da vicino (abbiamo fissato la sede operativa qui nei miei uffici, il 13 ottobre si festeggia!!)] è in prima pagina sul Corriere della Sera. Meglio ancora nell’editoriale di Dario Di Vico dal titolo “Gli Italiani Invisibili” (in download in .PDF).

Un fatto straordianario per un’Associazione che in pochi anni di vita ha saputo raccogliere sempre maggiori consensi tra lavoratori autonomi grazie a una battaglia sociale e di comunicazione trasparente e onesta, che vuole portare alla luce le difficoltà di chi opera sul mercato come lavoratore indipendente, oggi dimenticato dal legislatore e dalla politica, messo alle corde dalle imprese e considerato evasore di default (non siamo idraulici! capitelo) e nonostante tutto fonte importante di vitalità per l’economia e specializzazione del mercato del lavoro.

Si legge a firma di Di Vico:

Sul versante dei Professionisti la situazione è ancora più complessa. E la rappresentanza più fragile. [...] con la crisi tutto è destinato a cambiare perché stavolta penalizza più gli autonomi che lavoratori dipendenti [..] chi paga il conto più salato sono i giovani avvocati, commercialisti o architetti che rischiano nei prossimi mesi di venire espulsi dalla professione. Senza avere strumenti di tutela che servano ad aiutarli a reggere il colpo e a fornir loro una seconda chance. Sono nate in questi anni numerose associazioni professionali spesso in polemica con gli Ordini ma per un motivo o per l’altro non sono riuscite ad avere la taglia necessaria per farsi ascoltare. La stessa considerazione vale per il Quinto Stato dei professional e consulenti milanesi. Il Welfare per loro è una tassa aggiuntiva del 26%, non quella formidabile istituzione democratica che assicura a operi e impiegati, ai Visibili, cassa integrazione e buone pensioni.

Chi “sta fuori dalle imprese” ha suscitato interesse, grazie alla crisi e l’attenzione del Corriere è andata crescendo in questo mese. Forse perché è proprio qui che vengono paracadutati molti lavoratori in età adulta e precari che scivolano fuori dalla mobilità o perdono contratti a progetto.

Il giornale di De Bortoli ha prima analizzato le dinamiche della crisi nei meandri delle professioni legate a logiche ordinistiche, in un articolo che riporta queste significative battute di Giuliano Amato, a mio avviso storiche, tratte da Italianieuropei:

«Certo è che il lavoro autonomo non è entrato né nell’anima né nella cultura della sinistra e dei progressisti in genere, basta pensare al lavoro professionale, di cui essi hanno saputo vedere soltanto le propensioni e le coperture anticoncorrenziali». 

Dario Di Vico ha poi approfondito le difficoltà più generali dei consulenti con Partita IVA. Si legge nell’articolo “Professionisti a rischio, sindrome da Quinto Stato“:

Tra i professionisti si considerano di gran lunga i più moderni e flessibili, «la classe creativa», ma guadagnano meno di un lavoratore dipendente, per anni hanno pagato persino l’ Irap e a fine carriera li aspetta una pensione da fame: 500 euro [...] Vige il passaparola, la fama di buon professionista si costruisce con gli episodi e guai a sbagliare un colpo. Per autopromuoversi gli informatici hanno provato con i siti web e i pubblicitari con le inserzioni a pagamento. Ma non funziona. Ci vuole una rete di buone relazioni e tante amicizie. Solo così un consulente del Quinto Stato riesce a lavorare per 180 giorni l’ anno, ma è considerato un exploit perché la media è molto più bassa, tra i 100 e i 120. Una delle criticità maggiori sta nel decidere quanto farsi pagare e l’ Acta, l’ associazione del terziario avanzato che vuole rappresentarli, ha organizzato un seminario ad hoc: «Modelli di costruzione del prezzo», con tanto di schema input/output per preventivi e fatturazioni con partita Iva. [WOW è citata Humanitech!]

E ancora, nel bell’articolo di Di Vico:

«Il lavoro autonomo delle nuove professioni – scrive il professor Sergio Bologna – è un fattore insostituibile di generazione e diffusione di dinamiche innovative». Anche perché devono conquistarsi di continuo l’ autorevolezza, «mentre un professore universitario, ottenuta la cattedra, può anche smettere di leggere e non cambia niente».

Ulteriore approfondimento arriva infine dall’incontro Web (negli studi della TV di Corriere.it) con Anna Soru e Alfonso Miceli di ACTA [qui la versione integrale], di cui fa un resoconto anche Isidoro Trovato il giorno seguente nell’articolo “E sul web i professionisti in crisi chiedono di non essere più invisibili” che identifica questi lavoratori come “popolo degli invisibili, quelli che quando perdono il lavoro non hanno cassa integrazione, nè sindacati che li difendano“.

Incontro Corriere.it - ACTA

Da tempo questo non è del tutto vero, esistono associazioni come ACTA che si stanno facendo sentire. E altre ancora, come I-Network. Questo accade oggi anche nell’ambito del giornalismo freelance dove, grazie alla lotta di Senza Bavaglio, si è riusciti finalmente a costituire un Organismo di Base, l’Unione Sindacale Giornalisti Freelance (USGF), che avrà voce in capitolo nelle prossime relazioni industriali a livello nazionale. Un risultato storico, sottolineato pochissimo dalla stampa nazionale (chissà come mai..). Dico “storico” perché definisce una rappresentanza del lavoro autonomo: un paradosso che diventerà non certo in tempi brevi, ma inevitabilmente, un modus operandi sociale e una variazione culturale senza precedenti, ai quali si dovranno rassegnare in molti.

Sbaglia, invece, clamorosamente Dario Di Vico oggi sul Corriere a definire questi lavoratori come  ”astensionisti”. Gli incontri con la politica portati avanti da ACTA e La Rete (i due più importanti per le Politiche 2008 e le Provinciali 2009) e le iniziative di Senza Bavaglio ne sono una prova. Sono al contrario la politica, il legislatore e i “poteri consolidati” che snobbano la categoria. Sono i lavoratori dipendenti, i manager più anziani, i veterani degli Ordini, i teorici dell’unilateralismo sindacale che nulla sanno di questo bacino professionale finché non cascano anche loro nel pozzo. E si chiedono “Adesso che faccio? Chi mi mantiene?”.

Dichiara giustamente Alfonso Miceli (min.-13:00 dell’intervista):

Il fatto che in Italia ci sia una spaccatura tra lavoro tutelato e non tutelato e il Welfare non riguardi i cittadini in generale, ma soltanto una categoria, in particolare gli assunti a tempo indeterminato, comporta una situazione che è spiacevole per entrembe le parti. Anche chi è assunto a tempo indeterminato subisce una pressione: se non vuoi andare a finire tra quelli non tutelati è bene abbassare le pretese, non chiedere troppo. L’assenza di tutele universali alla fine danneggia tutti!

Portare gli Invisibili in prima pagina sul Corriere significa che ci sono e sono anche molti. Che hanno un’intelligenza collettiva piuttosto evoluta e non smetteranno di difendere i diritti che sono i “propri”, ma riguardano tutti i lavoratori, riguardano giovanissimi e meno giovani, privilegiati e sans-papier, precari e chi sta dentro a botti di ferro, some si suol dire, ma che con il tempo - è noto – vedranno comunque la ruggine.

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