Archivio per la categoria ‘Occupazione’
Quando la discriminazione è di Stato
INPS ha pubblicato le norme relative agli incentivi (Circolare 5/2010) che le imprese possono utilizzare per impiegare lavoratori che nel 2009 e 2010 sono stati o saranno in Cassa Integrazione Straordinaria. Questo uno dei passaggi:
L’incentivo spetta per l’assunzione di lavoratori che siano destinatari per gli anni 2009 e 2010 di ammortizzatori sociali in deroga [...] L’assunzione può essere sia a tempo determinato che indeterminato, sia a tempo pieno che parziale.
[...], spetta al datore di lavoro che assume, per ogni mensilità di retribuzione corrisposta al lavoratore, un incentivo mensile pari al trattamento mensile di sostegno al reddito che sarebbe stato erogato al lavoratore, al netto della riduzione del 5,84% [...]
Ma il legislatore non si è posto il problema di inserire nel mercato del lavoro regole ufficiali di discriminazione? E chi non è in CIGS o è un disoccupato di lunga durata? Credo sia un tantino fuori dalle regole fissate dall’Europa…
Qui ti ammazza un taglio al budget
Più sento la canzone di Arnald, più mi convinco che sia un grande copywiter e paroliere. Il testo è senza dubbio un significativo e intelligente esercizio di scrittura, prima di ogni altra cosa (una sfida musicale, una provocazione pubblica, un esempio di comunicazione virale…). Vale la pena rileggere questo bel testo:
Diversamente occupati.
Nella tua mente c’è una voce che non mente
e non porta più rispetto per questo stato assente, indifferente,
verso chi si trova in stato interessante
e non può niente contro quella gente
chi ti assume fino a sera, chi ti taglia la mattina
sul lavoro sei spacciata anche se fai l’eroina
trattata come schiava tra agenzie interinali
società di umiliazione e sfruttamento generazionali
che spinge in piazza giovani stupefacenti
che lottano ogni mese con le unghie e con i denti
che poi non hanno il pane per campare, progettare
solo farsi qualche dose di una vita regolare.
La tua assunzione non può dare dipendenza o assuefazione
per questo chi ha un cervello fugge da questa nazione
e ci se resti ma guadagnano di più i tuoi genitori
allora manda loro a vivere da soli.
E presto o tardi inizia la tua lunga saga
per la conquista di una busta paga quasi vuota
ma chi la paga qui non s’accontenta
e te la fa pagare cara con la legge trenta
regola di un gioco di una società che azzarda
tangentopoli, parentopoli, vallettopoli,
monopòli di una casta niente affatto casta
che alza anche cresta sulla tua esistenza.
Degenerazione di generazioni illuse
di pagarci appena mille euro al mese
ma ormai la base d’asta è sette e cinquanta
e c’è chi si lamenta di chi si lamenta.
Ma quando sei precario tu non puoi star male
non puoi andare in ferie o in cassa integrazione
e l’unica pensione che vedrai
è dove andrai a dormire quando emigrerai.
Diversamente occupati, diplomati, laureati
vi hanno messo con le spalle al muro, senza un progetto per il futuro.
diversamente occupati, operai specializzati
per voi non c’è più rispetto, ma un futuro a progetto.
Se vi hanno preso in fabbrica, sentite condoglianze
da noi si muore quanto in Iraq al fronte
ma almeno lì hai il nemico che ti spara addosso
qui t’ammazza un taglio al budget e un estintore in rosso.
Per troppi ormai in Italia il posto fisso è il cimitero
e troppi per averlo lavoravano anche in nero,
il solito copione per pellicole d’autore
con più di mille repliche in fabbrica e in cantiere.
Perché la morte bianca impiega sempre nuovi attori
e per offrire ruoli fa turni straordinari
non servono domande per un’audizione
e ti ripaga subito con la liquidazione
e visto che ogni giorno tra prediche e sermoni
assume di più il cielo che i nostri imprenditori,
il primo maggio avremo sempre meno spettatori
spostiamo al due novembre la festa dei lavoratori.
RIT: diversamente occupati, diplomati, laureati
vi hanno messo con le spalle al muro, senza un progetto per il futuro.
diversamente occupati, operai specializzati
per voi non c’è più rispetto, ma un futuro a progetto.
Per iniziare a lavorare
è sempre bene avere qualche raccomandazione
per non trovarsi mai uno stipendio da part-time
con turni di venti ore come in fabbrica a shangai.
ricorda che uno stage è il primo passo per la vetta
che i sogni di carriera li nutre la gavetta,
che per ogni squillo che ricevi in call-center
mandi un po’ a puttane sia il futuro che il presente.
Perché il tuo tempo conta e corre sempre troppo
e tu rimani indietro per sei mesi di contratto
ipocrita armistizio con la disoccupazione
per farti assoggettare da uno stato fannullone.
Se sei precario fuori non esserlo anche dentro
evadi dal sistema, la chiave è il cambiamento
non trovarti alibi o ti condannerai
spezzati la schiena, ma non piegarti mai.
Diversamente occupati
spezzati la schiena, ma non piegarti mai.
diversamente occupati
spezzati la schiena, ma non piegarti mai.
P.S. Arnaldo se vai a Sanremo prometto di accendere la TV sulla RAI [chi mi conosce sa di che fatica esistenziale sto parlando] per guardarti e in qualche modo votarti, anche se non so esattamente cosa significhi. Non ho mai visto più di 4-5 minuti di Sanremo negli ultimi 10 anni e non so neppure come si voti e se posso farlo, ma prometto.
Dove va Silicon Valley?
Come cambiano il panorama occupazionale e gli stipendi nel luogo più importante al mondo per lo sviluppo della tecnologia? Lo studio “Crash and reboot: Silicon Valley hightech employment and wages, 2000–08” (.PDF) di Amar Mann e Tian Luo, oltre a mostrare la ripresa dopo la new economy, ci dice qualcosa di più: l’ambito biotecnologico e la ricerca si stanno allargando, spingendo sempre più in Asia e India il manufactoring anche se in termini assoluti questo settore, insieme a Computer systems design and related services, fa ancora da padrone.
Variazione e volumi in % dell’occupazione per segmento Hi-Tech
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I migliori titoli dell’anno
Curioso che nel mercato del lavoro italiano manchino i diplomati, mentre i laureati siano in eccesso. Beh, perdonate il ragionamento grossolano, ma i laureati non sono forse anche diplomati? Sì, certo, se li si impiega come tali vedrebbero perdere tutto lo sforzo fatto per laurearsi. Ma non si può fare finta da entrambe le parti per un breve lasso di tempo? Un datore impiega il laureato come diplomato e questi si comporta sul luogo di lavoro come laureato. Tenuto conto che gli stipendi (in media) per le due categorie sono molto vincine [non esiste più questo blasone per i neolaureati che fanno ingresso in azienda, anzi..], non è escluso che chi accetta questo trade-off non faccia presto carriera, come dicono tutte le statistiche: un laureato nel lungo periodo corre più velocemente, in tutti i sensi, all’interno delle imprese…
Beh, mentre ci ragionate beccatevi questi dati tratti dalla recente relazione di Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l’Education, dal titolo “Dimensione aziendale, job creation, nuovi paradigmi produttivi e formativi” (.PDF)


Moonlighter, ghost worker e l’Altro lavoro
Un filosofo francese che amo molto lo chiamava double bind, doppio legame. Non in senso psicologico, ma rispetto alle condizioni di vita che tracciano limiti e intersezioni. Dentro-fuori, esterno-interno, superficie-profondità. C’è sempre un po’ dell’uno nell’altro. Anzi, per definizione c’è. Le dedans c’est le déhors, scriveva Merleau-Ponty.
In molti si sono cimentati nella lettura di questi “margini” in termini filosofici ed esistenziali, da Blanchot a Bateson, a Derrida. E non è sbagliato pensare che anche la condizione sociale viva di questo, ovvero di sovrapposizioni, ibridazioni e forme meticce, per esempio tra sicurezze e rischi, tra obblighi e libertà, tra condizioni di subordinazione e di autonomia. Come nel lavoro. Continua a leggere »
Factcheck: Sacconi e gli ammortizzatori
Ieri l’annuncio del Ministro Maurizio Sacconi. Il futuro darà controprova di questa promessa che credo sia di portata storica per l’Italia, anche se in pochi hanno ripreso la notizia. Humanitech.it si ripromette (secondo uno spirito positivo e propositivo, promosso dall’amico Sergio e con l’iniziativa di Factcheck.it) una verifica di questa dichiarazione:
“[...] presenteremo un disegno di legge delega per disegnare lo Statuto dei Lavori [...] un atto conclusivo del disegno che aveva in mente Marco Biagi e che conterrà anche le nuove norme per gli ammortizzatori sociali. Avrà due punti fondanti: un’indennità di disoccupazione su base generalizzata e un secondo strumento integrativo che sarà soprattutto rivolto a conservare il rapporto di lavoro quando dovessero ridursi il volume della produzione e delle ore lavorate”.
(Via Corriere della Sera)
Un cambio di passo, ora chi segue?
“Nel mondo IVA si licenzia poco“. Così si esprime (correttamente a mio giudizio) Giuseppe Vitaletti sul Blog di Dario Di Vico “Generazione Pro Pro” dove continua serrata l’analisi e il confronto sui temi del lavoro autonomo. Chi sta seguendo il dibattito può trovare un’importante sintesi su quanto raccolto e raccontato dal Corriere della Sera in questi mesi si trova nell’articolo “Dal fisco al welfare, l’agenda delle partite Iva“, a cui fa seguito la risposta di Giuliano Cazzola, che enumera la miracolosa moltiplicazione delle fattispecie di partite IVA che i Governi dal 1995 in poi sono riusciti con sagacia a genererare e propone l’indecente aumento di ulteriori aliquote INPS affinché le Partite IVA abbiano qualche briciola in termini di assistenza. (Forse il politico PDL non ha capito il livello di tensione che si registra oggi in questo segmento di mercato del lavoro, dove, è vero, si licenzia poco, ma perché non esiste il buoncostume di fare contratti seri né lettere d’incarico. Una tensione che Anna Soru mostra molto cortesemente nella secca replica a Cazzola).
Quanto sta avvenendo per volontà del Corriere in questi mesi è un confronto senza precedenti. Importante e trasversale, come non è mai accaduto. Continua a leggere »
L’influenza precaria
Lo sapevate che il 50% dei ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (per capirci quelli che studiano e autorizzano scelte di profilassi a livello nazionale, per esempio in relazione all’influenza A) sono precari? Come fanno a lavorare serenamente, tanto più sulla nostra pelle? E così capita a molti altri.. Ecco un breve spaccato:
Il fico padano
Recuperando un po’ i dibattiti estivi in tema di lavoro, come molti avranno letto, quello dominante è la proposta della Lega di reintrodurre le gabbie salariali. Di tutto quanto trovato in rete, credo che il pezzo migliore sia di Sandro Brusco, su noiseFromAmeriKa, dal titolo “Gabbie salariali. Perché fa bene differenziare i salari“.
Articolo lungo e didascalico, ma utilissimo per chi volesse capire i termini tecnici del problema. Da leggere.
In sintesi, volgarizzando, l’idea è di stabilire pericolosi tetti salariali per legge che certamente aumenterebbero l’occupazione al Sud (facendo emergere un po’ di sommerso), ma tirerebbero la zappa sui piedi a chi lavora al Nord. Paradosso assoluto: al Sud sono contrari, al Nord favorevoli. Sotto la falsa questione del costo della vita e dell’equiparazione del lavoro pubblico a quello privato, l’intellighenzia padana ha dato nuovamente dimostrazione non capire un fico di economia e mercato del lavoro.
L’inutilità percepita
La situazione della Ricerca in Italia è come noto assai malmessa. Un modo intelligente di comprendere quali siano le difficoltà è di partire dalle persone, ovvero da chi la ricerca la fa. Nello specifico, i protagonisti dell’Iniziativa interuniversitaria STELLA (Statistiche sul TEma Laureati & Lavoro in Archivio online) hanno deciso di fotografare con lo studio “Il dottore di ricerca: un motore di innovazione per le imprese?” (.PDF) la relazione che esiste tra Ricerca e Occupazione nell’ambito dei dottorati.
I giudizi sui Corsi di dottorato in Italia e sulla preparazione al lavoro di ricercatore sono tutto sommato positivi, così come è elevatissima la percentuale di impiego successivo al conseguimento del dottorato. Il punto debole della catena di produzione del valore di questo prezioso Capitale Umano sfornato dai Dottorati è il fatto che i percorsi di carriera siano orientati in netta prevalenza nel segmento del pubblico impiego e scarsamente nel privato (12% dei casi), con conseguente bassa retribuzione e incrementi in busta paga che premiano il merito pressoché inesistenti. Più dinamico è il settore privato, ma è diffusa la percezione di utilità limitata del titolo di dottore sul mercato del lavoro. “Il titolo è poco compreso dal mondo delle aziende“, si dice nello studio. Per qualcuno questo significa emigrare.
Questo è il giudizio che gli stessi dottori danno dell’utilità del loro titolo sul mercato del lavoro italiano:

Fonte: STELLA-Cilea, 2009




























