Archivio per la categoria ‘P.A.’
Poi uno dice Brunetta
Finalmente è arrivata la notizia, oggi. Ho cambiato la mia residenza a Milano. Chissenefrega, direte. In realtà lo segnalo per dare testimonianza, breve, di un fatto.
Non sarà colpa delle persone, non sarà colpa degli strumenti, non sarà un accidenti di niente, ma per questa pratica, nell’innovativa capitale lombarda, ci hanno messo ben 6 mesi. Tutto giaceva su un tavolo e i casini correlati, tipo le implicazioni su TARSU, ZTL e lista elettorale in cui sono iscritto, sono cresciuti nel tempo. Ve li risparmio.
Non è servito scrivere un’e-mail – dopo login al sito del Comune tramite autenticazione sicura con smart card (Carta del Sistema Sanitario Lombardo) - al responsabile del servizio, per accelerare la pratica. Non è servito neppure il sollecito al contact center unificato (020202), primo e favoloso in Italia per efficienza, che però non poteva avviare ticket di lavorazione su questi protocolli. Non sono servite telefonate di sollecito all’Ufficio Anagrafe. Uno crede negli strumenti moderni, Internet, roba 2.0 e fuffa simile, poi alla fine conta soltanto alzare la voce nella maniera tradizionale, magari allo sportello, perdendo ore di lavoro.
Faccina rossa, con bocca rivolta verso il basso, per i servizi guidati dalla Moratti & Co.
Sempre meglio che lavorare
Mi sono riletto un po’ di fuffa legislativa che gira alla Camera in questi giorni, notando un simpatico paradosso.
Tecnicamente è il Disegno di Legge S. 847-B con delega C 2031 e C 2031-A. In pratica è la normativa per raddrizzare la schiena ai fannulloni nella Pubblica Amministrazione, la nuova legge “finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni“.
Passato ieri in Senato in via definitiva (dopo che il PD ha fatto mancare il numero legale e qualche furbetto del PDL votava con schede di altri), ha avuto un precedente passaggio alla Camera. Qui le votazioni del 12 febbraio 2009, davanti al ministro Brunetta (che tra parentesi – oltre a dover scrivere 5 decreti attuativi – troverà anche il tempo di scrivere [o affidare a un ghost writer] la rubrica settimanale “Nel mio piccolo” su A di Maria Latella) sono andate in questo modo (qui i video).
Media dei votanti: 470. All’appello mancavano il 25% dei Deputati eletti in Parlamento. Un quarto dei nostri rappresentanti pubblici, nel decidere come contrastare l’azione dei fannulluoni pubblici, si deve essere offeso e non si era presentato.
P.S. E indovinate a chi andrà la vigilanza sull’attuazione della normativa antifannulloni nella PA? Allo CNEL, da me tanto amato.
L’effetto Gelmini
Insieme all’effetto Moratti, a livello locale, porta a questo risultato negli asili del Comune di Milano. Roba da togliere il sonno, e non in senso metaforico, ai bambini (Cfr. IV punto).
La riorganizzazione degli Asili Nido prevista per il prossimo anno scolastico

L’Italia Lavoro s’è desta
Questo è il blog che ne spiega le ragioni. Gli effetti del battito di ali della farfalla Brunetta sono oramai uragani a cielo aperto. La mia solidarietà a tutti gli ex colleghi di Italia Lavoro.
P.S. Attendo fiducioso l’ennesima intervista su Panorma Economy a Natale Forlani.
Banditismo e disoccupazione
La rassegna stampa (.PDF, 2.28 MB) di oggi sui temi di lavoro è ovviamente dominata dal caso Alitalia (qui anche quella online). In questa brutta storia, quello che più mi colpisce è l’esultanza dei dipendenti per il mancato accordo, dopo che – stando alle dichiarazioni – tutti i sindacati, compreso CGIL (escludendo il personale di volo), avevano firmato l’accordo.
Il Tg1 ieri sera [commento del tutto anomalo] ha parlato di “suonatori sul Titanic“. Lo slogan più diffuso tra i dipendenti Alitalia, che hanno riportato tutti i giornali: “Meglio falliti che in mano a dei banditi!“.
Per converso, a me vengono in mente altri slogan del tipo ”Un lavoro qualsiasi è meglio di nessun lavoro” (citato da Bill Clinton, 1999; Antonio Fazio, 1999; Emma Bonino 2000 ecc.) e “Nessun lavoro è così duro come non lavorare” (da un manifesto dell’Ufficio di coordinamento federale di iniziative per disoccupati in Germania, 1998), prontamente smentiti dai lavoratori Alitalia ieri. Come titola Italia Oggi, hanno scelto le mutande.
E c’è da chiedersi: perché? E’ realmente un suicidio professionale?
Le possibili ragioni di un comportamento del genere:
- le proposte di CAI erano indecenti; i lavoratori hanno una dignità da difendere e preferiscono affrontare una fase di disoccupazione e di ricerca di un nuovo lavoro piuttosto che svendere il proprio lavoro (un lavoro qualsiasi non è meglio di nessun lavoro);
- i lavoratori si fidano del mercato dei compratori possibili di Alitalia oppure del mercato del lavoro, che consente una mobilità sociale tale da rendere una perdita di lavoro non preoccupante;
- il periodo nelle mani degli amministratori pubblici li ha abituati così bene da accecarli sulla situazione attuale e di mercato;
- i lavoratori pensano che tanto mobilità; cassa integrazione e tric e trac vari aggiusteranno per anni la loro posizione: lo Stato li ha assistiti in passato, lo farà anche in futuro.
Questa storia è davvero emblematica e mette a nudo radici profonde che legano lavoro e dignità. In epoca di crisi, nessun lavoro è dunque meglio di un pessimo lavoro qualsiasi? Lavorare per dei banditi è inaccettabile? A pensarci bene il caso Alitalia è molto più del caso Alitalia.
Lo scandalo degli Sportelli Biagi
La prima importante sperimentazione di servizio che avrebbe dovuto fornire un raccordo tra Pubblico e Privato – così come previsto nella Legge Biagi (ex. art. 13 del D.Lgs 276/2003 – Qui la Circolare Maroni del 2004) – è miseramente fallita. I cosiddetti “Sportelli Biagi” chiudono a Milano dopo soli due anni e mezzo di attività: hanno ricollocato stabilmente 32 persone e speso per questo 4 milioni di euro! “I fondi sono serviti a pagare le strutture, i dipendenti del Comune e le Agenzie private per il lavoro“, scrive il Corriere della Sera. Il business legato ai lavoratori svantaggiati non è nelle corde delle Agenzie private: lo si poteva intuire fin dall’inizio. La maggior parte degli impieghi era infatti a termine, secondo una logica che ricalca perfettamente la convenienza delle Agenzie.
La questione mi sta particolarmente a cuore, anche perché ho visto nascere questi sportelli. Nel periodo in cui il Ministero del Welfare (Maroni) aveva affidato a Italia Lavoro la selezione delle 7 Agenzie a Milano stavo svolgendo un tirocinio formativo proprio in quegli uffici. Mi accorsi subito della ridondanza dei costi e dell’impianto eccessivamente burocratizzato dell’iniziativa, oltre che dell’imprinting politico che serviva principalmente a creare immagine. Non mi stupì l’enfasi della conferenza stampa di presentazione. In molti, però, abboccarono. Seguendo nel tempo la vicenda ero certo che la fine che avrebbe fatto era esattamente questa.
In archivio ho qualche articolo sull’evoluzione: uno (”Fondi per lo sportello Biagi, a noi solo briciole“) riguardante la contestazione dell’allocazione dei fondi da parte della Provincia di Milano; l’altro di Avvenire (”Sportelli Biagi, un primato in bilico“) che faceva un primo bilancio (positivo). A dicembre 2006 parlava di 28 persone assunte. Oggi sono 32: questo significa che in 18 mesi di lavoro ne hanno ricollocati soltanto 4!! Continua a leggere »
Timbrare il cartellino in Europa
Eurofond ha reso noto lo studio comparativo “Working time developments – 2007” dedicato alle ore lavorative nei differenti Paesi europei. Oltre allo scandaloso risultato su quanto avviene nella Pubblica Amministrazione del nostro Paese rispetto al resto del Vecchio Continente, si nota il maggior carico lavorativo nei Paesi dell’Est e nei nuovi Stati membri dell’Unione. Questa è una sintesi dei dati raccolti:
| Paese | A) Ore lavorative (sett.) | B) Ore lavorative lorde (annuali) | C) Ferie e Congedi (giorni) | D) Festività pubbliche (giorni) | E) C+D (in ore) | F) Ore annuali di lavoro (B-E) |
| Estonia | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 8,0 | 224,0 | 1.856,0 |
| Romania | 40,0 | 2.080,0 | 21,0 | 7,0 | 224,0 | 1.856,0 |
| Polonia | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 9,0 | 232,0 | 1.848,0 |
| Ungheria | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 10,0 | 240,0 | 1.840,0 |
| Lettonia | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 11,0 | 248,0 | 1.832,0 |
| Grecia | 40,0 | 2.080,0 | 23,0 | 10,0 | 264,0 | 1.816,0 |
| Lituania | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 13,0 | 264,0 | 1.816,0 |
| Slovenia | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 13,0 | 264,0 | 1.816,0 |
| Bulgaria | 40,0 | 2.080,0 | 24,0 | 10,0 | 272,0 | 1.808,0 |
| Irlanda | 39,0 | 2.028,0 | 20,0 | 9,0 | 226,2 | 1.801,8 |
| Malta | 40,0 | 2.080,0 | 24,0 | 14,0 | 304,0 | 1.776,0 |
| Slovacchia | 38,8 | 2.017,6 | 21,1 | 15,0 | 280,1 | 1.737,5 |
| Cipro | 38,0 | 1.976,0 | 20,0 | 12,0 | 243,2 | 1.732,8 |
| Lussemburgo | 39,0 | 2.028,0 | 28,0 | 10,0 | 296,4 | 1.731,6 |
| Belgio | 37,6 | 1.955,2 | 20,0 | 10,0 | 225,6 | 1.729,6 |
| Austria | 38,8 | 2.017,6 | 25,0 | 13,0 | 294,9 | 1.722,7 |
| Rep. Ceca | 38,0 | 1.976,0 | 25,0 | 10,0 | 266,0 | 1.710,0 |
| Portogallo | 38,2 | 1.986,4 | 24,5 | 12,0 | 278,9 | 1.707,5 |
| Olanda | 37,5 | 1.950,0 | 25,6 | 7,0 | 244,5 | 1.705,5 |
| Spagna | 37,9 | 1.970,8 | 22,0 | 14,0 | 272,9 | 1.697,9 |
| Regno Unito | 37,3 | 1.939,6 | 24,6 | 8,0 | 243,2 | 1.696,4 |
| Norvegia | 37,5 | 1.950,0 | 25,0 | 9,0 | 255,0 | 1.695,0 |
| Finlandia | 37,5 | 1.950,0 | 25,0 | 11,0 | 270,0 | 1.680,0 |
| Italia | 38,0 | 1.976,0 | 28,0 | 12,0 | 304,0 | 1.672,0 |
| Germania | 37,6 | 1.955,2 | 30,0 | 10,5 | 304,6 | 1.650,6 |
| Danimarca | 37,0 | 1.924,0 | 30,0 | 9,0 | 288,6 | 1.635,4 |
| Svezia | 37,5 | 1.950,0 | 33,0 | 11,0 | 330,0 | 1.620,0 |
| Francia | 35,0 | 1.820,0 | 25,0 | 11,0 | 252,0 | 1.568,0 |
| EU 27 + Norvegia | 38,6 | 2.006,1 | 23,7 | 10,7 | 264,7 | 1.741,4 |
| EU 27 | 38,6 | 2.008,2 | 23,7 | 10,7 | 265,1 | 1.743,1 |
| EU 25 | 38,5 | 2.002,4 | 23,8 | 10,9 | 266,4 | 1.736,0 |
| EU 15 | 37,9 | 1.968,7 | 25,6 | 10,5 | 273,1 | 1.695,7 |
| EU 15 + Norvegia | 37,8 | 1.967,6 | 25,5 | 10,4 | 271,9 | 1.695,6 |
| Nuovi Stati membri | 39,6 | 2.057,5 | 21,3 | 11,0 | 255,1 | 1.802,4 |
Quel che andrebbe ristrutturato
[Un caso di ordinaria incapacità professionale mista alla peggiore burocrazia] – Disgrazia ha voluto che oggi andassi alla sede INPS di Milano Nord, in via G. Silva. Obiettivo: verificare come mai un’impresa con cui ho fatto un contratto per una ristrutturazione edilizia non riuscisse a fornirmi il Durc da allegare alla DIA. L’impresa sostiene di avere fatto domanda telematica a metà maggio e solitamente (dice il sito dedicato al Durc) in tre settimane arriva risposta. Via Web non si riesce a verificare nulla. Il commercialista dell’impresa nega di avere ricevuto comunicazioni, sostenendo che è il sistema della burocrazia a fare schifo. Qualcosa non torna. Poiché non posso permettermi di perdere tempo e denaro ho deciso di accellerare l’iter mea sponte. Mi armo di coraggio ed entro nel Palazzo. Continua a leggere »
Piccolo quesito
Il diritto di sciopero è sacrosanto. C’è però un dettaglio che mi sfugge – e se c’è qualche esperto di diritto amministrativo in circolazione è ben accetto un commento… – e che riguarda la funzione pubblica. Nel settore privato per ogni giorno non lavorato viene decurata la busta paga e i soldi restano al datore di lavoro. Nel settore pubblico idem, soltanto che è lo Stato.
Che cosa accade invece quando un servizio pubblico è a pagamento?
Ieri le ragazze dell’asilo di mia figlia hanno scioperato. Sono costrette a turni faticosi, stanno tagliando sulle pulizie e hanno pure stipendi da fame. A loro va la mia solidarietà. Secondo voi posso chiedere al Comune il rimborso del giorno saltato e per il quale ho dovuto pagare una baby-sitter? Credo che la stessa logica si applichi a chi ha un abbonamento del treno, si becca lo sciopero e deve pagarsi il taxi.
P.S. Non è per i miei 23 euro, ma immaginate se tutte le 72 famiglie dei bambini recuperasseso questo credito da restituire alle maestre…
Lo stipendio di Brunetta
Vanno online gli stipendi dei dirigenti del Ministero della Funzione Pubblica, di Cnipa, Formez, SSPA, Dip. Innovazione e Tecnologia e Aran (!).
Una piccola rivoluzione, che per essere precisi non ha deciso Brunetta, bensì l’allora ministro Nicolais. Stipendi e assenteismo: tutto in chiaro, nell’Operazione Trasparenza. Un’idea sbadierata ai quattro venti dallo stesso Governo che tre settimane fa ha crocefisso il dirigente dell’Agenzia delle Entrate che pubblicò i dati degli italiani.





























