Archivio per la categoria ‘Donne’
Miniguida per solo worker
La pubblica Donna Moderna con il titolo “Guida alla tua vita da freelance” (.PDF 3.5 MB), a cura di Andrea Benedet e Cristina Sarto, dove si fa abbondante riferimento al mio libro “Liberi professionisti digitali” (e si sbaglia però la spiegazione su come costruire una fattura: la R.A. va messa sulla base imponibile, non sulla base IVA, altrimenti si tassano due volte i contributi!)
Cambiare pannolini si dice “riposo giornaliero”
Un’informazione dedicata ai neo-papà, in particolare agli amici Alessandro, alla sua prima avventura di padre (forza Ciccio! vedrai che questa notte dormi..), e Livio, che curò tempo fa, qui su Humanitech.it, la rubrica “Paternità & Dintorni” e oggi è passato al bébé N.2.
L’INPS, con la circolare n. 112 del 15 ottobre 2009, che rende attuativa l’interpretazione del Consiglio di Stato (sentenza n. 4293 del 9 settembre 2008) sui “Riposi giornalieri del padre” lavoratore, anche in caso di madre casalinga, spiega come trovare il tempo per stare a casa e cambiare pannoloni, godendovi un po’ di “paternità operativa”.
In pratica, il padre lavoratore dipendente (il legislatore si guardi bene dal pensare cose del genere per un lavoratore autonomo che pure lui paga i contributi per la maternità!) può usufruire dei riposi giornalieri, nei limiti di 2 ore o di 1 ora al giorno a seconda dell’orario di lavoro, entro il primo anno di vita del bambino (o entro il primo anno dall’ingresso in famiglia di un minore adottato o affidato).
Anche se la madre è casalinga, ovvero non lavora, e potrebbe badare al figlio, il papà può sobbarcarsi un po’ di piacevoli faccende domestiche senza fare finta di dovere sempre scappare in ufficio, in realtà per riposarsi un po’. (A pensarci bene queste informazioni servono di più alle mogli di Ale e Livio..).
Immagina che il lavoro
Prova a immaginare che il mondo del lavoro abbia una spinta in più, proprio da quella componente che oggi sembra avere minore forza, ma che in realtà ha un potenziale enorme e necessità spesso nascoste, tenute in ombra da una cultura maschile e un po’ machista della società. Immagina che l’idea berlusconiana di donna, il velinismo, la puttanocrazia siano chiuse in un angolo e trattate per quello che sono, spazzatura. Immagina che il lavoro possa parlare finalmente al femminile, conquistando nuovi diritti e tutele.
Non sarebbe meglio? Non ne guadagneremmo anche noi uomini?
C’è chi, per questo, ha deciso di ripartire da un ”Manifesto del lavoro al femminile” e sta costruendo iniziative concrete.
Pensioni, donne e universal cargiving
Dall’Europa ci fanno sapere che è arrivato il momento di mettere a registro l’età pensionabile delle donne e che:
Italy had the highest public pension spending of OECD countries… Legislated changes that would have increased the pension age and reduced benefits to reflect increased life expectancy have been postponed…
Chi fosse interessato alla questione c’è un’ampia disponibilità in Rete di materiali sul tema delle pensioni, a partire dal Rapporto OECD (qui il Summary in italiano) o dalla piccata replica di noiseFromAmeriKa a un articolo di La Repubblica. Basta cercare su Google News le voci “donna + pensioni” per capire quanto caldo sia il tema.
Per discuterne con i rappresentanti della politica ACTA ha organizzato invece un incontro specifico dal titolo “Età pensionabile e nuovo welfare” (lunedì 25 , ore 9:00 a Milano, via Melloni 3), dove porterà la proposta “Età pensionabile delle donne e riconoscimento del lavoro di cura”, una proposta di riforma a cura di Marina Piazza, Anna M. Ponzellini e Anna Soru. La formula indicata vuole rispondere direttamente a una cultura imperante nel nostro Paese secondo la quale le donne debbano “lavorare con pochissimi aiuti fintanto che si hanno i bambini piccoli e smettano di lavorare abbastanza presto per potersi occupare degli anziani o per fare le nonne, surrogando le notevoli carenze dei nostri servizi all’infanzia e non solo“. Perché continuare su questa via, assurda?
La proposta, ben strutturata, che verrà discussa da Pietro Ichino, Giuliano Cazzola e altri, chiede:
- lo spostamento graduale di un paio d’anni dell’età minima per il pensionamento femminile, all’interno di una manovra di reintroduzione del pensionamento flessibile per tutti;
- il contemporaneo riequilibrio del sistema di welfare tra produzione e riproduzione, che stabilisca cioè che i diritti sociali possano derivare oltre che dal lavoro retribuito anche dal lavoro di cura.
Se ci pensate il concetto è semplice: visto che si offre un servizio sociale come “caregiver” è giusto che questo impegno sia ricompensato, come avviene in Olanda, Germania, Francia, Austria e nei Paesi scandinavi. La proposta (e qui mi si è allargato il cuore) dice “senza distinzione tra uomini e donne“. Continua a leggere »
La busta paga en rose
SDA Bocconi e Hay Group – immagino dopo una costosissima ricerca – arrivano a dire quello che su questo blog già si affermava tempo addietro: “Le donne guadagnano il 25% in meno degli uomini perché occupano posizioni svantaggiate. A parità di incarico la differenza si riduce al 3%“.
Detto in maniera meno diplomatica significa che quando la competizione tra i sessi si gioca alla pari i differenziali sono ridottissimi. Continua a leggere »
La materna che vorrei
In questo periodo della mia vita sono piuttosto sensibile ai temi della prima infanzia perché c’è l’ho in casa questa “prima infanzia”, la stiamo crescendo a fatica e rende unica, difficile, ma bellissima, ogni giornata. Sono sensibile perché – come immagino accada a tutti i genitori – è motivo anche di ottimismo e speranza, e spinge a cercare il meglio quando intorno hai soltanto il peggio e a forzare il cambiamento della società civile quando si dimostra incivile.
Se sei un genitore che ha figli che frequentano o frequenteranno le scuole materne oppure i Nidi a Milano (ma non solo), ti consiglio di leggere l’appello lanciato da La Materna Che Vorrei e firmare questo Decalogo per migliorare i servizi sociali offerti ai nostri figli, che nella prossima stagione di tagli, verranno peggiorati. Forza abbiamo già firmato la petizione in 600 famiglie.
L’effetto Gelmini
Insieme all’effetto Moratti, a livello locale, porta a questo risultato negli asili del Comune di Milano. Roba da togliere il sonno, e non in senso metaforico, ai bambini (Cfr. IV punto).
La riorganizzazione degli Asili Nido prevista per il prossimo anno scolastico

Focus sulle retribuzioni al femminile
Azione d’attacco del Sole 24 Ore per informare e sensibilizzare sul tema degli stipendi delle donne in Italia. L’inchiesta spalmata su più giorni ha visto ieri la pubblicazione dell’articolo di Nicoletta Picchio “Donne, la disparità in busta paga” (PDF) [online qui] e oggi “Se il posto è rosa lo stipendio cala” (PDF) [online qui] di Carmine Fotina e Serena Uccello.

A seguire pubblico anch’io alcuni dati di cui sono in possesso e che mostrano una lettura interessante e in controtendenza del gap tra i generi. Seguite il ragionamento in tre parti, se vi interessa la materia. Usiamo come fonte il “Rapporto 2008 – Domanda di lavoro e retribuzioni nelle imprese italiane” elaborato da ODM Consulting e Unioncamere (qui un approfondimento e materiali. Questo, invece, il comunicato stampa in .DOC).
Prima parte: calcoliamo la media delle medie, ovvero usiamo dati aggregati consolidati sull’anno 2007:
Retribuzioni lorde medie in Italia – Anno 2007:
UOMINI € 28.000 – DONNE € 24.100
Scarto nel 2007: 16% (16,5% nel 2003)
Seconda parte: scendiamo in profondità, guardando ad alcuni cluster professionali aggregati (che costituiscono il 28,4% dell’occupazione femminile):
Professioni non qualificate – Diff. retributiva Uomini / Donne = 1,7%
Dirigenti – Differenza retributiva Uomini / Donne = 3,3%
Impiegati – Differenza retributiva Uomini / Donne = 3,9%

Terzo passo: il corpo a corpo. Continua a leggere »
Diritti, nudità e vergogne
Sono passato alla strip conference. Ecco un resoconto per chi sta seguendo la vicenda.
Età media 35 anni, un diploma in tasca, a eccezione di Paola che si è laureata in Scienze Politiche. Da sei anni lavorano al Call Center dell’Azienda Ospedialiera di Legnano, con contratti a termine: Adecco, eWork e poi LavoroPiù sono le tre agenzie di somministrazione che hanno vinto gli appalti. Il personale, però, non è mai cambiato, sono rimaste loro, 11 ragazze oggi messe alla porta. Un susseguirsi di contratti a termine le ha riconfermate, pur cambiando le agenzie. Nessun giorno di interruzione in sei anni. Lo stop è arrivato per questioni legislative, oltre che – come dichiarano le ragazze – “per tagliare i costi”. Dopo l’entrata in vigore della cosiddetta Legge Brunetta (D.L. 112/2008 - che all’art. 49, comma 3, ha recepito la legislazione del settore privato del Protocollo sul Welfare, Legge 247/2007 del Ministero Damiano) non è più possibile iterare contratti a termine oltre i tre anni, di conseguenza è stato dato loro il benservito. Una settimana prima, senza preavviso di alcun genere (la società di lavoro interinale si è giustigficata con un ”Lo sapevate che vi scadeva il contratto!”…) è stato comunicato il termine definitivo. Il caso, come noto, è diventato nazionale, grazie a YouTube. Brunetta, intervistato, ha rimarcato che non si tratti di “licenziamento”, ma di normale scadenza dei termini.
Loro non ci stanno ed ecco la provocazione. Ne sono consapevoli, visto che lo dichiarano apertamente.

[Foto: Humanitech.it]
Salgono sul palco per presentarsi, raccontano di avere ricevuto qualche centinaio di e-mail di solidarietà. Continua a leggere »
Strip conference, denudate dei propri diritti
Domani, ore 11:00 al Teatro della Cooperativa (via Hermada) a Milano. Unica nel suo genere, ci sarà la prima strip conference. Le dirette interessate spiegano di che si tratta.




























