Archivio per la categoria ‘Sindacati’

PostHeaderIcon I riflettori sul lavoro professionale autonomo

Qui ne scriviamo dal 2006, ma pare che pian piano gli attori più accreditati di stampa e mercato del lavoro abbiamo deciso negli ultimi mesi di occuparsene. Bene. O meglio, attenzione.

Mentre non nutro dubbi sulla bontà dell’operazione portata avanti dal Corriere della Sera con gli ampi servizi guidati da Dario Di Vico, che ha dato vita anche a un blog, ho meno fiducia nell’azione che alcuni sindacati o parti sociali stanno mettendo in pista intorno alle problematiche del lavoro professionale autonomo.

ALAI FLESA CislDopo FNSI (che ha toppato alla grande!) è la volta di CGIL e CISL (Alai-FeLSA), che vogliono attivare Aree dedicate alle professioni e Consulte sul Lavoro Professionale. E sta per arrivare anche CNA (che con Uniprof ha unito Assoprofessioni e CNA-Inproprio).

I dubbi provengono dal passato. La percezione di quanto fatto finora da Nidil o Clacs non lascia ben sperare, oltre al fatto che hanno tutta l’aria di essere operazioni calate dall’alto per cavalcare il momento o rimediare a una perdita di credibilità nell’azione svolta nei confronti del lavoro atipico e professionale autonomo, magari raccimolando nuove iscrizioni in bacini finora poco profittevoli per i sindacati. Staremo a vedere.

Molto interessante, invece, l’approfondimento che propone la Camera di Commercio di Milano, che giovedì prossimo presenta la ricerca “La città che sente e pensa. I creativi al lavoro nella città infinita“, condotta sul mondo dei freelance e lavoratori indipendenti dell’area milanese. In coda tutti i riferimenti.

Ecco alcuni  appuntamenti interessanti che accendono i riflettori sul lavoro professionale autonomo:

  • Promosso da CGIL – MILANO, 5 febbraio 2010 -  “Regole e tutele per il Lavoro Professionale nell’economia della Conoscenza“. Qui la locandina ufficiale.
  • Promosso da CNA/Assoprofessioni – ROMA, 4 febbraio 2010 – “Quale Welfare per le nuove professioni?“. Qui la locandina ufficiale.
  • Promosso da CCIAA Milano, Triennale Milano e Consorzio AASter – MILANO, 11 Febbraio 2010 – “La città che sente e pensa. I creativi al lavoro nella città infinita“. Qui il programma.

P.S. Per amici & Co: credo di passare agli eventi CGIL e AASter… ci vediamo lì.

PostHeaderIcon Contratto giornalisti: vota NO!

Domani e dopodomani – venerdì 29 e sabato 30 maggio – i giornalisti sono chiamati a esprimersi attraverso un referendum sul contratto nazionale di lavoro giornalistico siglato a Roma lo scorso 5 maggio da Fnsi e Fieg davanti al ministro Sacconi.

Fai come credi, ma da queste parti si consiglia di dare un secco schiaffo al sindacato e agli editori insieme. Le ragioni di un rifiuto radicale dell’accordo sono spiegate dettagliatamente qui e qui, ma in sintesi si può dire che questo contratto non tuteli affatto il lavoro giornalistico indipendente. Tempi di pagamento, tariffari e altre istanze proposte dall’Organismo di base dei Freelance sono state vergognosamente buttate alle ortiche. Trova, se sei capace, la parola freelance o lavoratore autonomo qui

Non è soltanto una battaglia dei lavoratori autonomi, ma anche di quelli dipendenti, che se hanno un minimo di spina dorsale, dopo avere preso a prestito le motivazione dei “precari” per forzare il rinnovo contrattuale, non possono ora altamente infischiarsene.

Al referendum vota NO. Per votare non si deve essere iscritti al sindacato, ma a Inpgi o Inpgi2. Ricorda: rinforzare le tutele generali del lavoro giornalistico, anche di chi ha una posizione meno protetta, porta benefici all’intero mercato. Vota NO.

I seggi lombardi dove si può votare sono:
Milano: sede Alg, viale Montesanto, 7, dalle 10 alle 19
Bergamo: c/o L’Eco di Bergamo, viale Papa Giovanni XXIII, 118
Brescia, c/o Il Giornale di Brescia, via Solferino, 22
Como, c/o la Provincia, via P. Paoli, 21
Cremona, c/o La Provincia, via delle Industrie, 2
Lecco, c/o La Provincia, via della Costituzione, 26
Mantova, c/o Cisl, via Pietro Torelli, 7
Pavia, c/o Consiglio Circoscrizione Pavia storica, pza della Vittoria
Sondrio, c/o La Provincia, via N. Sauro, 13
Varese, c/o La Prealpina, viale Tamagno, 13

PostHeaderIcon Rivoluzione un paio di palle

Da oggi il lavoratore autonomo è meno solo: con queste parole Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale della Stampa saluta il nuovo welfare dei collaboratori autonomi” (Fonte: Agenda del Giornalista – Informa“)

La FNSI stappa lo spumante per le recenti modifiche apportate dall’Istituto di Previdenza dei giornalisti alle norme per la tutela dei giornalisti con contratti Co.co.co. spacciando il risultato per un traguardo che tocca in generale “i giornalisti freelance“. In realtà, è l’applicazione di settore del Protocollo sul Welfare varato oltre un anno fa e che i soliti bradipi sindacali nostrani hanno reso operativo guardando a normative nazionali. La variazione si applica soltanto a chi in sostanza lavora come dipendente mascherato (i Co.co.co, ancora attivi nel mondo del giornalismo, che culo) e di autonomo ha spesso soltanto la bicicletta per pedalare.

Certo, si obietterà, è meglio di un calcio sui denti per questi lavoratori, ma chiamarla “Rivoluzione” mi pare eccessivo a fronte del fatto che era già fin troppo evidente che qualcosa non andasse per i giornalisti collaboratori e che i lavoratori autonomi, quelli veri, da oggi sono ancora più soli.

PostHeaderIcon Free press sul lavoro

JOB - Free press CISLMi è passata inosservata per lungo tempo, forse perché la distribuzione era meno fitta. Ora che la crisi tocca l’occupazione (+550% di cassa integrazione nell’ultimo mese) forse anche gli editori delle testate che si occupano di lavoro hanno deciso di rinforzare l’azione di comunicazione. Anche la disoccupazione è un mercato.

Segnalo questa iniziativa di free press della Cisl di Milano. Si chiama JOB, diretto da Mauro Cereda (firma di Avvenire) e ben confezionato, con temi aperti e approfondimenti questo mese su chi si trova costretto al doppio lavoro e su come isciversi a Facebook.

Tra i dati curiosi dell’indagine sui doppi lavori: nel 36% dei casi (la maggioranza) che svolge doppi lavori nel segmento di attività legate ai servizi, c’è anche il programmatore informatico. Nel 38% dei casi lavora di notte o nei week-end.

PostHeaderIcon I lavoratori non sono tutti uguali

Finalmente un approfondimento degno di questo nome in TV sui temi degli ammortizzatori sociali e del precariato. La bella trasmissione di Ilaria D’Amico (Exit su La7) ha fatto capire qualcosa di più agli italiani: sul blog di Exit potete rivedere i servizi della puntata di ieri.

Tema centrale: la sperequazione tra “garantiti” e “atipici” nei trattamenti economici per i periodi senza lavoro. Quello che è emerso è una giungla di soluzioni (CIG, CIGs, incentivi da Legge Marzano, Indennità di disoccupazione, Mobilità, Assegni vari) e la scopertura totale dei precari. Si passa dalla Serie A ai gironi promozionali.

Un esempio: indennità pari all’80% del reddito dell’ultimo anno per 7 anni (ex dipendenti Alitalia) al 10% per un anno (co.co.pro e neppure per tutti).

Il Ministro ha ribadito che qualcosa appunto si sta muovendo per i Co.co.pro in monocommittenza*, ma ha pur ammesso che si dovrà fare di più. Il Governo a ogni modo ha puntato in questo periodo di crisi sul gruzzolo distribuito alle amministrazioni locali con l’accordo Stato-Regioni, che servirà per ammortizzatori in deroga.

Cfr. Legge n. 2/2009 [Titolo III - Art. 19, comma c2] di conversione del D.L. n. 185/2008 approfondita qui e – più tecnicamente, grazie a Laura Spampinato – qui)

La puntata ha fatto però capire qualcosa di più anche sul fronte politico: a fianco di un ministro che è parso ascoltare più che parlare, dicendo molto con il suo silenzio, c’era un Enrico Letta incapace di far capire agli italiani la proposta Franceschini (Franchesche?), un Bonanni inguardabile, che pareva uscito dall’Osteria Tre Marie e alla domanda “Avete mai fatto manifestazioni per i precari?” ha risposto “Alcuni le hanno fatte, sbagliando!“, una Concita De Gregorio, che sulle statistiche proprio non c’azzecca, e per fortuna un ottimo Michel Martone, al quale personalmente farei guidare il mio “partito” ideale, poco politico e molto dentro la realtà dei fatti, contenuto negli interventi, ma preciso e pungente.

Una bocciatura evidente della nostra classe politica e sindacale.

Peccato per i mancati interventi dal pubblico, tra i quali ho riconosciuto volti noti. Bravo Salvo Barrano, già conosciuto in questa occasione, che non si è fatto imbonire dal ministro con la solita manfrina sulla libertà e le magnifiche sorti umane e progressive di chi ha una partita IVA.

PostHeaderIcon Il ballettopolo delle cifre

Il Ministro Brunetta (Crozza)Il ministro Brunetta, questa mattina a Radio 24: “L’altro giorno in piazza non c’erano 750.000 lavoratori della CGIL, come scritto erroneamente dal Corriere della Sera, ma soltanto 50.000“. Da mancato sfiorato premio Nobel per l’economia, probabilmente ha affidato il conteggio a un mancato premio Nobel per la matematica.

PostHeaderIcon L’8 per mille al Carnevale di Viareggio

Volendo le destinazioni dell’8 per mille potrebbero essere infinite.

Quella proposta da Podda (CGIL) di allargare le opzioni concesse ai Cittadini alla costituzione di un fondo utile ai Cassa Integrati non è sbagliata se non avesse un piccolo difetto: escluderebbe buona parte della popolazione. Gli “atei da lavoro”. Per esempio chi non ha diritto a questo tipo di sussidi, molti dei quali sono precari, lavoratori a tempo determinato ecc.

La CGIL, come la Chiesa Cattolica, ha bisogno di fare cassa in maniera indiretta, portando liquidità là dove può mettere mano, e non sorprende che si muova sullo stesso campo d’azione, con linee di difesa dei propri interessi del tutto simili. Domani l’idea verrà ribadita durante lo sciopero CGIL. Personalmente ritengo sia un fronte utile da aprire nel dibattito sul Welfare State.

Per il sindacato più numeroso d’Italia, però, è anche una buona occasione per offrire un segno di stile, ribadendo che questa proposta può essere sostenibile soltanto a due condizioni:

1) che siano riformati alla radice gli ammortizzatori sociali;
2) che sia liberalizzata la formula dell’8 per mille.

La posta in gioco non è soltanto la tutela del lavoro, ma il futuro della rappresentanza. Prova ne è il fatto che “più a sinistra della CGIL” (se così si può dire) ci sono oggi molti precari che contestano il sindacato, accusandolo di proteggere unicamente gli interessi dei suoi iscritti, metà dei quali sono pensionati. Si veda, per esempio, l’ultima azione di subvertising [definizione: cfr. wikipedia] ai danni della recente campagna di tesseramento.

ADV e subADV sul tesseramento CGIL
ADV CGIL Subvertising CGIL
Fonte: Chainworkers 3.0

PostHeaderIcon Chi ci rappresenta

La Commissione Europea ha pubblicato settimana scorsa “Industrial Relations in Europe 2008” uno studio molto accurato sulle relazioni industriali nel Vecchio Continente. Più aggiornato dell’ultimo lavoro di Eurofound (”Industrial relations developments in Europe“, PDF), questo nuovo documento è veramente molto ben costruito e mette in luce almeno due aspetti:

1) l’Unione Europea rappresenta un centro di elaborazione di politiche sociali con una forza centripeta: le raccomandazioni che esprime non fungono solo da linee guida, ma evitano dispersioni troppo accentuate nei Paesi membri;

2) esistono significative lacune ancora da colmare che la sola forza dei sindacati in Europa non consente di colmare (un esempio è la clamorosa mancanza di una normativa sul salario minimo in Italia).

Al di là di numerose e interessanti finezze scientifiche un dato molto eclatante esce da questo studio. Negli ultimi 30 anni i sindacati sono sempre meno i rappresentanti dei lavoratori. (Si noti anche il crollo dei sindacati nei Paesi dell’Est, nuovi membri UE).

Tasso (%) di “Densità sindacale” (popolazione iscritta al sindacato/lavoratori)

I sindacati in Europa
Fonte: ICTWSS

PostHeaderIcon Vi sputo pure in faccia

L’amministratore delegato di Pecoplast manda pubblicamente affanculo (con tanto di lettera scritta) i sindacati. Confindustria manda affanculo lui.

PostHeaderIcon Disastro Alitalia

Crack AlitaliaSe fosse per me, metterei anche Governo e CGIL in amministrazione controllata.

Si può?

P.S. CAI è tornata ad essere soltanto la sigla del Club Alpino Italiano.

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