So hungry so foolish

In memoria di Alberto D’Ottavi, giornalista, blogger e imprenditore. Scomparso un anno fa, il 26 settembre 2014.

Esiste una memoria elettronica e una del cuore, ma nel caso di Alberto D’Ottavi, per chi lo ha conosciuto da vicino, la distinzione era davvero impercettibile. Il suo contatto su Skype, su smartphone o Facebook non era dissociabile dai modi gentili e dalla sua passione per l’Hi-tech, unica, competente, contagiosa e folle, che ha saputo trasferire in rete, tra gli amici, nel mondo dell’informatica e del giornalismo Hi-tech. A distanza di un anno dalla sua morte, ha senso ricordare (almeno per me) almeno due, tre cose che ha saputo lasciare in pegno, come sfide vive e visioni prospettiche sul nostro Paese e sul mestiere di chi è chiamato a innovare. Provo a scriverne, in breve, sapendo comunque di tradire molto. » Continua…

Il compenso professionale secondo il D.M. 140/2012

Mentre si discute in Parlamento dell’equo compenso per i giornalisti freelance, una norma che lo stesso ministro del lavoro, Elsa Fornero, ha snobbato senza mezzi termini, vale la pena di ripescare una questione: come calcolare il compenso di un professionista? Aboliti i tariffari da Bersani, sono rientrati [in assenza di parametri per valutare il valore delle prestazioni d’opera] dalla finestra, grazie ad alcune sentenze della Corte di Cassazione.

In aggiunta è arrivato poi il D.M. n. 140 del 20 luglio 2012, ovvero il “Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia“. Anche in questo caso non si parla di giornalisti freelance (figuriamoci), ma c’è qualche spiraglio interessante sulla questione delle tariffe. Dopo avere affrontato i casi di avvocati, commercialisti, notai e architetti ecc. si arriva all’Articolo 40 del Capo VI “Disposizioni concernenti le altre professioni”, che recita così:

Articolo 40 – Altre professioni
1. Il compenso relativo alle prestazioni riferibili alle altre professioni vigilate dal Ministero della giustizia, non rientranti in quelle di cui ai capi che precedono, è liquidato dall’organo giurisdizionale per analogia alle disposizioni del presente decreto, ferma restando la valutazione del valore e della natura della prestazione, del numero e dell’importanza delle questioni trattate, del pregio dell’opera prestata, dei risultati e dei vantaggi, anche non economici, conseguiti dal cliente, dell’eventuale urgenza della prestazione.

Per analogia, si dice. Mancando una tradizione nella quotazione del lavoro professionale dei giornalisti non regolati da contratto nazionale, si ipotizza di poter derivare regole e metodi da situazioni tipiche di altre professioni. Di più, leggendo tra le righe, si dice che il valore di un lavoro, come recita già da anni il Codice Civile, dipende da natura, importanza, pregio e urgenza dell’opera richiesta. E dai vantaggi che il committente ottiene. Questa regola a mio avviso è molto corretta, e non dovrebbero esserci postille o aggiunte.
Si possono fare anche nuove Leggi sull’equità, il problema tuttavia rimano uno solo. Pur esistendo già da tempo norme di questo tipo, in un Codice che chiede appunto di essere civili, la regola di pagare il giusto trova la sistematica disapplicazione da parte di barbari, soggetti che ignorano le più semplici regole di convivenza e di diritto.
Più che regole e promemoria, servono sanzioni. Una parte che il legislatore dimentica sempre, taglia o che stralcia, per interessi di parte. La Legge Biagi ha fatto scuola. Inoltre, ogni Legge sui compensi dovrebbe avere come postilla la storia della sua redazione, e i progressivi cambiamenti apportati in corso d’approvazione, affinchè siano chiari i responsabili di deregulation retributive così devastanti nel segmento del lavoro intellettuale autonomo. Senza mettere in chiaro quali lobby abbiano portato a prendere determinate decisioni regolative, senza sanzioni e senza principi di equità, nessuna regolazione di mercato avrà mai effetto reale e, peggio ancora, non scatenerà neppure la giusta indignazione, quando diventa necessaria.

22-23 settembre, appuntamento ad Alessandria

Una delle ultime volte che sono stato ospite (a Bolzano) di un coworking per parlare del mondo dei freelance qualcuno [cfr. vignetta sotto] ha trovato il modo di scherzarci sopra ed è giusto così. Non è mai troppo tardi per imparare da chi ci ha preceduto e conosce il mestiere :-)

Coworking o Cow Working? La vignetta di Rudi (Rodolfo Zancan) architetto/vignettista di Bolzano

La vita del freelance è complicata, certamente, ed esposta al rischio, ma offre anche spunti di libertà, il piacere di incrociare esperienze diverse e soprattutto una grande e costante voglia di crescere, cambiare e sperimentare, mettendo creatività, quando è possibile, e voglia di divertirsi.

Se però fino a pochi anni fa essere indipendenti significava vivere e “mungere il mercato” da soli, oggi le cose stanno cambiando sia sotto il profilo della rappresentanza politico-sindacale sia nella scelta dei luoghi da frequentare come spazi di condivisione e lavoro.

A distanza di tre-quattro anni dalle prime timide esperienze, il mondo dei coworking inizia ad affermarsi come un’opportunità reale per molti freelance che possono trovare qui spazi di condivisione e cultura professionale, occasioni di confronto e contaminazione dei saperi. Tessera Lab121La questione coworking è una piccola cartina al tornasole per misurare le trasformazioni che sta vivendo il nostro mondo del lavoro, soprattutto nelle città metropolitane.

Di questo e di molto altro si parlerà ad Alessandria al prossimo Espresso Coworking, un evento speciale, primo nel suo genere, pensato e realizzato dagli amici di Lab121 Coworking, dove ho avuto il piacere di presentare Vita da freelance (Feltrinelli, 2011) e tenere alcune lezioni sul lavoro autonomo. I coworker di Alessandria mi hanno fatto uno dei regali più apprezzati degli ultimi anni, una tessera honoris causa (!) come coworker del loro spazio.

Espresso Coworking non è una conferenza, ma un piccolo raduno. Un incontro molto poco formale, pensato per permettere ai freelance italiani di incontrarsi, ascoltare altre esperienze di coworking e, se possibile, trovare anche occasioni per nuove partnership o amicizie.

Espresso Coworking - Alessandria 22-23 settembre 2012

Progettata con molta passione, in via sperimentale, Espresso Coworking è la prima nonConferenza Nazionale dedicata al Coworking. Gli ospiti delle due giornate (22 e 23 settembre) arrivano da tutta Italia! Da Firenze, Milano, Roma, Torino, Brescia. Ci sono tutti i più bravi e le iniziative migliori, posso dirlo senza timore. Da Coworking Project a Toolbox Coworking, da Cowo360 e 22A22 di Firenze a The Hub Rovereto. Alcuni li ho incontrati anche a Berlino, l’anno scorso, altri nei loro spazi in Italia durante il mio nomadismo tra convegni e lavoro. Ci saranno anche Elisa Marras e Sergio Bologna, che porteranno la voce di ACTA. Mi hanno chiesto di partecipare come relatore, ma ho rifiutato: questa volta mi voglio godere l’evento come ospite e soprattutto cronista. Ogni tanto semplicemente ascoltare non è male.

Il programma è molto ricco e comprende anche la formula del “Business Speed Meeting, presentazioni in velocità per accendere feeling professionali“. C’è un concerto, alcuni momenti per pranzare e cenare insieme, una ricca platea di relatori che portano esperienze di coworking e riflessioni intorno a cui discutere apertamente secondo la formula appunto della “non-Conferenza”. In vista dell’evento, per seguirlo a distanza o in seguito consiglio l’hashtag ufficiale su Twitter #expcowo. E di tenere vivi i contatti con il sito ufficiale dell’evento.

Figli permettendo, penso proprio di andarci. Tu ci sei?

Autonomo o subordinato? Novità dalla Cassazione per i giornalisti

La giurisprudenza classica, e la recente Legge di Riforma del Lavoro (L. 28 giugno 2012 n. 92), hanno sempre trovato alcuni elementi indiziari quali indici di subordinazione. Stare in un posto, avere un computer, rispondere di comandi (per semplificare). Ne parlammo qui. Fornero ha poi aggiunto che ci deve essere un tetto di reddito e una durata di almeno due anni per presumere la subordinazione. Vabbè. Ha dimenticato, però, (soltanto fretta?) un’intera categoria di lavoratori: gli iscritti agli Albi professionali, volutamente esclusi dalla Riforma, che soffrono di situazioni di irregolarità, ai limiti tra autonomia e subordinazione. Tra questi, i giornalisti.

A sorpresa, però, è arrivata il 21 giugno scorso, un’interessante sentenza delle Corte di Cassazione (Sezione Lavoro n. 10332 del 21 giugno 2012, Pres. Vidiri, Rel. Napoletano) relativa a un contenzioso contro la RAI, che introduce una significativa novità nel Diritto: “il lavoro giornalistico è subordinato quando comporta lo stabile inserimento della prestazione nell’organizzazione aziendale“!

L’intera vicenda, come descritta dal Legge e Giustizia. » Continua…

ATM, il customer care che torna indietro nel tempo

Disabili in difficoltà, servizi ATM che fanno schifo e un customer care che ti prende pure per il culo. In sintesi è questa la vicenda che mi segnala l’amica Scilla, che nella sua vita pendolare tra casa e ufficio si accorge di un disabile su sedia a rotelle che tenta di scendere le scale della metropolitana, alla fermata Villa San Giovanni  (MM1 Rossa), a Milano. Scende da solo, in equilibrio precario e molto rischioso. Procede di spalle, come fanno solitamente i genitori con i passeggini, perché l’eventuale caduta risulterebbe meno pericolosa. Gelo, le si ferma il sangue nelle vene. L’amica interviene e poi prende carta e penna per segnalare all’ATM la mancanza di montascale e il caso drammatico di cui è testimone. L’Azienda dei Trasporti di Milano risponde il giorno dopo: “Non si preoccupi, caro cittadino, nel 2010 installeremo nuove rampe“. Sì, risponde con una lettera preimpostata di due anni fa!

Questa è la corrispondenza in questione:

Buongiorno, sono un’abbonata annuale e questa mattina mi è capitato di vedere uno spettacolo a dir poco vergognoso: un ragazzo disabile su una sedia a rotelle, costretto a scendere dalle scale (normali) della metropolitana letteralmente saltando di gradino in gradino con le ruote della carrozzina, tra l’altro procedendo “in retromarcia”, per poter accedere alla banchina e prendere il treno in direzione Bisceglie. Alla faccia delle barriere architettoniche. Siamo nel 2012, pensate di fare qualcosa? Tra l’altro, tra tre anni ci sarà l’Expo, cosa credete che succederà? Grazie per l’attenzione – Scilla P.

La risposta dell’ATM

Gentile Signora,
Le scriviamo in seguito alla Sua segnalazione, relativa all’accessibilità delle stazioni metropolitane.
Al riguardo, ci preme farLe sapere che ATM ha intrapreso già dal 2008 un piano per il miglioramento dell’accessibilità, per la cui realizzazione ha costituito un gruppo di lavoro, nominando un direttore responsabile dell’applicazione degli interventi in programma, molti dei quali sono in corso di attuazione.

Inoltre, è già stato effettuato un importante piano di investimenti, la quasi totalità in autofinanziamento, dedicati sia all’adeguamento e alla manutenzione dei mezzi e delle infrastrutture, sia all’adozione di dispositivi specifici. In fase preliminare all’avvio del piano, ATM ha realizzato una mappatura completa dei mezzi e delle infrastrutture secondo l’indicatore Full Handicap Compliance (FHC), da cui è emerso un livello di accessibilità, per quanto riguarda le disabilità motorie, pari al 59% per la metropolitana e a circa il 75% per la rete di superficie, valore per cui Milano si colloca, a confronto con le più grandi metropoli del mondo, in posizione intermedia, ma in posizione superiore rispetto a città europee come Londra e Berlino.

In metropolitana l’accessibilità per le persone con disabilità motoria è garantita da 81 impianti montascale e da 76 ascensori; oltre a ciò, nelle stazioni della metropolitana sono installate complessivamente 305 scale mobili. Sono anche aumentati i controlli e l’attività di manutenzione per mantenere efficienti gli impianti ed allo stesso tempo si lavora per incrementare il numero di ascensori: nel 2010 saranno installati gli impianti a Loreto M1/M2 e Cernusco M2. L’obiettivo del piano è di migliorare il livello di fruibilità del trasporto per le persone con disabilità da una parte e, dall’altra, di assicurare un più comodo e facile uso dei mezzi alle persone anziane, alle famiglie che viaggiano con i bambini o a chi si sposta con bagagli.

RinnovandoLe la nostra disponibilità per ulteriori esigenze, Le inviamo cordiali saluti.
ATM SPA – Relazione con i Clienti

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